Rimpiazzare l'Iva con una tassa sulle energie rinnovabili rappresenta un rischio incalcolabile per la politica finanziaria della Confederazione, danneggerebbe l'economia con ricadute negative soprattutto le persone con reddito modesto. È quanto sostiene un comitato interpartitico (UDC, PPD, PBD, PLR, PS) che oggi a Berna ha invitato gli elettori a respingere l'iniziativa popolare dei Verdi liberali in votazione il prossimo 8 di marzo.

Per il consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI), l'iniziativa rappresenta un "azzardo" che rischia di penalizzare le finanze di Confederazione, cantoni e comuni. L'Iva rappresenta infatti il maggior cespite d'entrata per le casse statali: poco più di 22 miliardi di franchi, ossia un terzo delle entrate fiscali.

La tassa sulle energie non rinnovabili (petrolio, gas naturale, carbone e uranio) non garantisce lo stesso livello di entrate, con ricadute negative su cantoni e comuni. Inoltre, con la diminuzione dei consumi, la Confederazione sarebbe obbligata ad innalzare il prelievo fiscali.

Il litro di benzina a 3 franchi sarebbe solo l'inizio, ha messo in guardia Romano, aggiungendo che la Confederazione potrebbe anche introdurre nuovi balzelli per compensare i minori introiti. Un eccessivo aggravio dell'energia peserebbe inoltre soprattutto sulle famiglie con reddito modesto.

Ciò vale anche per le imprese, specie quelle situate in Ticino e votate all'esportazione, visto che perderebbero in concorrenzialità favorendo la concorrenza delle ditte italiane. Ciò è ancora più vero dopo la decisione della Banca nazionale svizzera di rinunciare alla soglia minima di cambio con l'euro.

Romano ha anche stigmatizzato un'iniziativa che danneggia, a suo parere, soprattutto le regioni periferiche e di montagna, sovente poco o male servite dai mezzi pubblici, e per questo fortemente dipendenti dall'automobile.

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