Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Diminuire gli aiuti sociali destinati ai giovani e agli stranieri.

È la proposta avanzata oggi dalle commissioni delle finanze e della gestione del Gran Consiglio vallesano per contenere l'esplosione dell'assistenza sociale nel cantone. Fra il 2010 e il 2014, il volume delle prestazioni è passato da 22 a 45 milioni di franchi.

Per contenere la proporzione di giovani dai 18 ai 25 anni che ricevono aiuti sociali, la commissione delle finanze (Cofi) e la commissione della gestione (Cogest) propongono in un rapporto presentato alla stampa oggi di limitare il sussidio ad un aiuto di emergenza di 500 franchi al mese. "Proseguire una formazione professionale non dovrebbe mai essere finanziariamente meno interessante che percepire prestazioni sociali", sottolineano.

In merito agli stranieri residenti nel cantone - essi rappresentano il 45,99% dei beneficiari degli aiuti sociali - le due commissioni intendono porre fine alla "forte autonomia" del servizio cantonale della popolazione e delle migrazioni, allo scopo di "costringerlo ad applicare rigorosamente le disposizioni federali".

Nei riguardi degli stranieri dipendenti dall'assistenza sociale, i deputati chiedono in particolare che "una procedura di revoca del permesso (C,B,L) sia sistematicamente avviata". Quest'ultima dovrà nondimeno "soppesare gli interessi presenti, quali la durata del soggiorno in Svizzera, la situazione famigliare, la durata dell'aiuto sociale e l'entità di quest'ultimo".

Il rapporto rileva anche una forte disparità fra i comuni, alla quale le commissioni vogliono rimediare: dal 2010 al 2014, ad esempio, il numero dei beneficiari è salito di oltre il 36% a Martigny, mentre a Leuk è sceso di quasi il 32%. Un'applicazione più uniforme delle direttive è chiesta anche in merito alla presa in conto del sostegno materiale fornito alle persone che convivono con un concubino.

Le commissioni propongono infine di portare da 10 a 20 anni il termine di prescrizione relativo al rimborso delle prestazioni concesse, nei casi in cui la persona un tempo assistita ritrova una buona situazione finanziaria.

In un comunicato, il Consiglio di Stato costata che gli elementi posti in evidenza dalla Cofi e dalla Cogest, nonché le loro raccomandazioni coincidono con i risultati di uno studio presentato a inizio giugno. Quest'ultimo aveva spiegato il fenomeno della progressione degli aiuti sociali con la revisione dell'assicurazione contro la disoccupazione, le riforme successive dell'assicurazione invalidità, l'evoluzione demografica e i mutamenti del mercato del lavoro.

Prima di varare misure, il governo vallesano sottolinea di voler aspettare le decisioni che saranno prese dalla Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali il prossimo 21 settembre.

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

SDA-ATS