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Sembrava che il Forum economico mondiale di Davos dovesse quest'anno celebrare quasi una sorta di rientrato pericolo sul fronte dell'UE e dell'Eurozona, voltando pagina dopo i timori che avevano attanagliato l'edizione del 2012, ma il premier inglese David Cameron, che nella località grigionese non è ancora arrivato, ha già rubato la scena: il suo annuncio di un referendum sull'uscita dall'Unione è stata una doccia fredda, che ha suscitato parecchi commenti risentiti. Qualche picconata ai grandi stati come Germania, Francia e Usa - seppur non esplicitamente citati - è giunta anche dal presidente della Confederazione Ueli Maurer, che ha criticato l'atteggiamento di chi mostra i muscoli, invece che puntare a una sana concorrenza internazionale.

Cameron, da Londra, ha fatto sapere di non volere solo indire un referendum, bensì anche di agire per una riforma radicale dell'UE. Le reazioni non sono mancate e la tensione è salita in vista di domani, quando a Davos sono previsti i due interventi - che si annunciano più distanti di mai - dello stesso Cameron e, tre ore più tardi, di Angela Merkel. L'anno scorso il politico inglese aveva sfruttato lo stesso palcoscenico per lanciarsi in un duro attacco del modo in cui Berlino stava facendo fronte alla crisi dell'Eurozona. E riguardo alla tassa sulle transazioni finanziarie non si era limitato a rigettare l'idea: aveva parlato di "follia".

I principali paesi europei stanno però nel frattempo già facendo quadrato per respingere l'assalto inglese, trasudando ottimismo per la situazione. A cominciare dal premier italiano Mario Monti, cui è spettato l'onore del discorso d'apertura a Davos, in una cerimonia peraltro resa più snella che nelle edizioni precedenti. "Sono fiducioso, se ci sarà un referendum, che il Regno Unito deciderà di rimanere in Europa e dividerà con noi il futuro", ha detto l'ex commissario europeo. Il presidente del consiglio, impegnato nel suo paese nella campagna elettorale, ha approfittato anche dell'occasione per tessere le lodi del lavoro fatto dal suo governo. "L'Italia è un paese molto diverso da un anno fa", ha affermato. L'atteggiamento verso la Penisola "è cambiato" e il paese "ha ritrovato rispetto" e anche "l'interesse degli investitori".

Toni meno rallegranti sono giunti dalla direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Christine Lagarde, che ha spostato l'attenzione sull'economia mondiale: a livello globale vi sono 202 milioni di persone alla ricerca di un lavoro, di cui due su cinque con meno di 24 anni. "Abbiamo evitato il collasso ma dobbiamo evitare ricadute. Il 2013 sarà l'anno del 'o la va o la spacca'", ha aggiunto, "Abbiamo bisogno di crescita per il lavoro e di occupazione per la crescita". Nell'area euro bisogna inoltre sostenere la domanda "soprattutto con un ulteriore allentamento monetario", si è detta convinta Lagarde.

In precedenza il discorso iniziale di benvenuto era stato tenuto, come da tradizione, dal presidente della Confederazione, quest'anno Ueli Maurer. Il ministro della difesa ha sfruttato l'occasione per invitare gli stati a permettere fra di loro una sana concorrenza, all'origine di progresso e benessere. Basta quindi con le pressioni che i più grandi esercitano sui paesi più piccoli, ha detto. Con un occhio alle critiche mosse alla piazza finanziaria elvetica o a alla vertenza fiscale con l'UE, Maurer si è chiesto se gli altri paesi non farebbero meglio ad ispirarsi al successo della Svizzera, invece che denigrare e combattere la Confederazione.

Maurer non ha dimenticato di citare l'estrema varietà regionali elvetica, fra le ragioni all'origine dei successi del paese: e per sottolineare questo aspetto si è rivolto all'élite internazionale dell'economia e della politica, oltre che in inglese, anche nelle quattro lingue nazionali. Perché secondo il ministro il motto di quest'anno del WEF ("dinamismo resiliente") non può essere raggiunto senza una concorrenza di stampo regionale fra i 26 "piccoli stati" svizzeri.

Per quanto riguarda i lavori veri e propri del forum oggi l'attenzione era concentrata sulla Russia: il primo ministro russo Dmitri Medvedev ha invitato gli investitori internazionali a un impegno assai maggiore nel suo paese. "Puntiamo a una crescita annua di almeno il 5% e abbiamo bisogno di capitali esteri", ha spiegato il premier al Forum economico mondiale (WEF) in un dibattito su opportunità e rischi dell'economia russa.

Da parte sua il presidente e fondatore del WEF Klaus Schwab ha invitato gli uomini politici e i dirigenti d'impresa a mostrare maggior ottimismo e fiducia. Si tratta di superare, con passione e dinamismo, lo stato d'animo negativo ancora molto diffuso. Nelle parole di Schwab essere resilienti significa adattarsi ai contesti in mutamento, affrontare gli shock e ripartire perseguendo sempre gli obiettivi.

Fino a domenica sul tema potranno riflettere circa 2500 dirigenti dell'economia e della politica, fra cui circa 40 capi di stato e di governo. Numerosi come sempre sono anche gli abboccamenti bilaterali ad alto livello. Oggi Maurer e il capo della diplomazia elvetica Didier Burkhalter hanno approfittato della presenza di Medvedev per parlare di Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OCSE), che vedrà la presidenza di Berna nel 2014, e la possibilità che la Svizzera sia invitata alla riunioni del G20, guidato quest'anno da Mosca. "È un obiettivo per cui abbiamo lavorato tanto", ha affermato Burkhalter.

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SDA-ATS