Navigation

Wikileaks: Iraq; bagno di sangue, 66 mila civili uccisi

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 ottobre 2010 - 18:41
(Keystone-ATS)

LONDRA - Wikileaks lancia un nuovo guanto di sfida alla politica estera degli Stati Uniti: il conflitto in Iraq è stato un bagno di sangue con oltre 66.000 civili uccisi, e i militari americani hanno chiuso gli occhi di fronte a torture ed eccidi commessi dall'esercito iracheno, "sporcandosi le mani" direttamente con la morte di civili inermi mandati a verificare la presenza di mine sulle strade o sparando a insorti che si erano arresi.
Julian Assange non ha usato mezzi termini, nella conferenza stampa a Londra che ha accompagnato la pubblicazione di 391.831 file segreti sulla guerra in Iraq, che vanno dal gennaio 2004 alla fine del 2009, anticipati ieri da Al Jazira e a seguire da una serie selezionata di media internazionali tra cui New York Times, Guardian, Der Speigel, Le Monde,la tv svedese Svt e il Bureau for Investigative Journalism britannico.
Dai file emerge che giorno dopo giorno l'esercito americano ha tenuto un registro delle vittime civili della guerra in Iraq, ma questo registro fino a oggi è rimasto segreto, ha detto John Sloboda di Iraq Body Count, una delle organizzazioni partner di Wikileaks nella pubblicazione dei documenti sulla guerra. Oltre 109 mila i morti, tra i quali 66.000 civili. E di 15.000 di questi non si sapeva nulla sino ad oggi. Ma per Body Count i morti sono ancora di più: incrociando gli ultimi dati con l'archivio dell'organizzazione si arriva a 150 mila, di cui l'80% civili inermi.
Dati questi confermati sostanzialmente da Baghdad: "I documenti non sono stati una sorpresa per noi, perché avevamo già riferito più volte di alcuni fatti menzionati, compreso ciò che è avvenuto ad Abu Ghraib, così come di altri casi nei quali sono coinvolte le forze americane", ha detto il portavoce del ministero dei Diritti umani, Kamel al Amin. "Questa cifra, 109 mila vittime fra fine 2003 e il 2009, è vicina a quella annunciata dal ministero della sanità iracheno", ha aggiunto.
E i file di Wikileaks serviranno agli avvocati che difendono i diritti umani per aprire azioni legali in Gran Bretagna, ha detto a Londra il rappresentante dell'organizzazione Public Interest Lawyers Phil Shiner nella conferenza stampa: "I torturatori saranno individuati e perseguiti, abbiamo verificato la violazione dei diritti umani in numerosi casi. Ci sono abusi di ogni tipo, e i prigionieri venivano costretti a dire una verità già scritta. Vogliamo aprire le inchieste, sulla base delle modalità di interrogatorio che abbiamo scoperto".
Una inchiesta si potrebbe aprire anche a Washington: Assange ha reso noto che l'inviato speciale dell'Onu sulla tortura, Manfred Nowak, ha chiesto al presidente degli Stati Uniti Barack Obama di aprire una indagine sui casi di abuso che, dice Wikileaks, sono almeno 300 dopo l'aprile 2004 quando scoppiò lo scandalo di Abu Ghraib.
"Vogliamo correggere gli attacchi alla verita", ha detto Assange, convinto che i democratici americani "farebbero bene" ad usare la documentazione per "incalzare" i repubblicani ad una settimana dal voto di mid-term, perchè i file, che verranno distribuiti a Ong e istituzioni accademiche, "dimostrano gli abusi e l'orrore" della guerra durante l'amministrazione repubblicana di George W. Bush.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?