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Winterthur: ex moschea An'Nur, presunti aggressori negano addebiti

Agenti di polizia oggi fuori dal Tribunale distrettuale di Winterthur.

KEYSTONE/ENNIO LEANZA

(sda-ats)

Si è aperto oggi davanti al Tribunale distrettuale di Winterthur (ZH) il processo a dieci presunti aggressori di due fedeli dell'ex moschea An'Nur, avvenuta nel novembre 2016. Stamane i primi tre imputati interrogati hanno respinto ogni accusa.

Gli addebiti nei nostri confronti sono esagerati e sono state dette molte menzogne, ha detto un 26enne afghano, precisando che "nessuno è stato picchiato". La sentenza sarà resa nota il 23 ottobre. Tutti devono rispondere di aggressione, sequestro di persona, minaccia, coazione e lesioni personali. Gli imputati sono nove adulti e un minorenne. Per quest'ultimo l'udienza si svolgerà a porte chiuse e i giornalisti non saranno ammessi.

I fatti risalgono al 22 novembre del 2016, quando due frequentatori della moschea sarebbero stati picchiati e minacciati da un gruppo di uomini. Uno dei due è stato obbligato ad ingoiare una banconota da 10 franchi "per aver venduto la sua religione in cambio di denaro". Gli aggressori erano convinti che i due avessero trasmesso informazioni a un giornalista su un controverso sermone tenuto un mese prima da un 25enne imam etiope.

Nella predica tenuta il 21 ottobre 2016, l'imam aveva sostenuto, davanti a una sessantina di persone, che i musulmani che non pregano in comunità andrebbero "banditi, respinti, evitati e calunniati fino al loro ritorno". E nel caso dovessero perseverare con questo comportamento, andrebbero addirittura uccisi. Per quel sermone, il predicatore etiope è stato condannato lo scorso mese di novembre a 18 mesi di detenzione con la condizionale e a 10 anni di espulsione dalla Svizzera.

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