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WSL: prati secchi a rischio, soprattutto in montagna

Alpe Biscia (TI) a 1900 m, sullo sfondo il Lago Maggiore. Qui la vegetazione è molto povera di specie a causa del suolo acido. L'uso agricolo è inoltre troppo estensivo e favorisce la diffusione della "Gramigna altissima". Steffen Boch, WSL sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 21 ottobre 2019 - 12:14
(Keystone-ATS)

I prati e i pascoli secchi rappresentano uno scrigno di biodiversità e sono per questo protetti. Secondo uno studio dell'istituto federale WSL, le condizioni di questi importanti habitat si stanno deteriorando, soprattutto in alta quota.

I prati secchi dipendono da uno sfruttamento agricolo estensivo, che non fa ricorso a concimazione o irrigazione, ma soltanto occasionalmente allo sfalcio o al pascolo.

Con l'intensificarsi dell'agricoltura, dagli inizi del XX secolo è scomparso circa il 95% di queste superfici, scrive oggi in una nota l'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). Per questo motivo, a partire dal 1995 più di 3600 prati e pascoli di importanza nazionale sono stati posti sotto tutela ed è stata rilevata la varietà delle specie vegetali su più di 10'000 parcelle di 28 m2 ciascuna.

A distanza di più di 20 anni, i ricercatori del WSL hanno ripetuto l'esame della vegetazione per documentare i cambiamenti. Risultato: in pianura i prati e i pascoli secchi non hanno praticamente subito cambiamenti, circostanza che sembra indicare l'efficacia delle misure di protezione.

Preoccupa la situazione in alta quota

Le condizioni sono invece peggiorate in alta quota, proprio dove si concentra la maggiore biodiversità, scrivono i ricercatori del WSL in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica "Tuxenia" e in altri periodici.

Il problema è che quando un prato secco viene concimato, cambia la composizione delle specie vegetali presenti. Anche se aumenta la produttività del prato, cioè il raccolto di fieno, questa pratica ne riduce il valore naturale perché le specie abituate alla scarsità di sostanze nutritive vengono rimpiazzate da altre.

Malgrado il divieto di concimare e irrigare i prati e i pascoli posti sotto tutela, non si può peraltro escludere l'apporto di sostanze nutritive provenienti dall'ambiente circostante a utilizzo intensivo o trasportate dall'atmosfera.

Anche l'abbandono dell'attività agricola rappresenta un problema. Senza lo sfalcio o il pascolo di animali, queste aree vengono colonizzate da arbusti e piante che prendono il posto delle specie tipiche dei prati secchi. In questo caso, un rimedio è rappresentato dal taglio degli arbusti e il pascolo estensivo, come consigliano i ricercatori nella rivista specializzata "Flora".

Questo tipo di interventi non risultano tuttavia sufficientemente frequenti. "Gli obiettivi di protezione dei prati e dei pascoli secchi non vengono sempre raggiunti, soprattutto alle quote più alte, dove la cura è dispendiosa in termini di costi e tempo", afferma citato nella nota il responsabile dello studio Steffen Boch.

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