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È durato lo spazio di una notte e di un mattino il cessate il fuoco a Sanaa tra forze governative yemenite e ribelli sciiti Huthi, che nel pomeriggio di oggi sono tornati all'attacco, impadronendosi del palazzo presidenziale e bombardando la residenza dello stesso presidente, Abed Rabbo Mansur Hadi, che si trovava all'interno.

Hadi non è stato colpito nel bombardamento, durato circa mezz'ora, secondo quanto reso noto da fonti governative. Ma due guardie del suo palazzo sono rimaste uccise, ha riferito la televisione panaraba Al Jazira. Vittime che si aggiungono ai nove morti e ai 67 feriti di ieri, quando si erano avuti i primi combattimenti intorno al palazzo presidenziale, poi interrotti dalla fragile tregua.

Mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si riuniva d'urgenza, su richiesta della Gran Bretagna, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, si è detto "seriamente preoccupato" e ha chiesto di "cessare immediatamente tutte le ostilità, esercitare la massima moderazione e adottare le misure necessarie per ripristinare la piena autorità delle istituzioni governative legittime".

La Cnn, intanto, riferisce che due navi da guerra Usa sono state spostate nel Mar Rosso e sono pronte ad evacuare il personale dell'ambasciata americana nel caso in cui dovesse arrivare l'ordine dal Pentagono.

Le violenze sono scoppiate nuovamente oggi dopo che non aveva dato apparentemente frutti una nuova tornata di negoziati tra Hadi e un rappresentante delle milizie sciite ribelli sulla composizione di una commissione che deve elaborare un nuovo Stato federale, secondo quanto reso noto dal portavoce del governo, Rageh Badi, citato dall'agenzia Ap. "Non c'è altro modo di descrivere quanto sta avvenendo che come un colpo di Stato", ha detto il colonnello Saleh al Jamalani, comandante delle forze per la protezione del presidente, sottolineando che i miliziani che sono penetrati nel palazzo hanno saccheggiato i depositi di armi.

Gli Huthi, originari delle regioni del Nord del Paese, sono scesi sulla capitale nel settembre scorso, impadronendosi di diversi quartieri di Sanaa dopo tre anni di violenze seguite al rovesciamento dell'ex uomo forte dello Yemen, Ali Abdullah Saleh. I ribelli sciiti sono accusati di essere sostenuti e armati direttamente dall'Iran, cosa che negano. La loro offensiva della scorsa estate in aree tradizionalmente sunnite ha provocato la reazione anche di clan tribali appartenenti a questa confessione e rischia di far guadagnare consensi ad Al Qaida, anche a causa delle vittime civili provocate dai ripetuti bombardamenti dei droni americani sulle roccaforti dell'organizzazione terrorista.

L'organizzazione di Al Qaida nella penisola arabica (Aqap) è considerata dagli Usa come la branca più pericolosa della rete un tempo guidata da Osama bin Laden. Un sedicente membro di Al Qaida nello Yemen ha rivendicato l'organizzazione anche dell'attacco compiuto il 7 gennaio scorso dai fratelli Kouachi alla sede del settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi.

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SDA-ATS