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Basta un "like" su Facebook per farsi condannare.

KEYSTONE/AP/JEFF CHIU

(sda-ats)

Un "mi piace" su Facebook ad un commento ingiurioso può giustificare una condanna. Lo sostiene il Tribunale distrettuale di Zurigo in una sentenza contro un uomo che ha dato dell'"antisemita" all'animalista Erwin Kessler.

L'imputato, un 45enne, è stato condannato in prima istanza a una pena pecuniaria di 40 aliquote da 100 franchi per diffamazione. Contro la decisione è ancora possibile un ricorso al Tribunale cantonale.

Stando all'altro d'accusa, oltre ad avere usato appellativi come "antisemita", "razzista" e "fascista" contro Erwin Kessler e contro la sua Associazione contro le fabbriche d'animali (Vgt), il 45enne ha commentato con dei "like" e ha inserito diversi rimandi verso contributi di altre persone con commenti analoghi.

Tutte queste affermazioni sono evidentemente lesive dell'onore. Poco importa - scrive il giudice unico - se l'imputato abbia messo i "mi piace" a commenti fatti da altre persone. Con le sue condivisioni, l'uomo ha reso accessibile a un gran numero di persone giudizi penalmente perseguibili.

L'imputato non è peraltro riuscito a fornire le prove o motivi fondati per sostenere che le sue affermazioni non fossero lesive della personalità, si legge ancora nella sentenza.

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SDA-ATS