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ZH: malgrado "superspreader" locali notturni non chiudono

La consigliera di Stato zurighese incaricata della sanità Natalie Rickli. KEYSTONE/ALEXANDRA WEY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 28 giugno 2020 - 18:31
(Keystone-ATS)

Il governo zurighese non intende per ora chiudere i locali notturni cantonali.

Questo nonostante lo scorso 21 giugno nella città sulla Limmat si sia verificato il primo caso di un "superspreader", ovvero un individuo insolitamente contagioso che ha costretto a mettere in quarantena i 300 partecipanti a una serata in discoteca.

Il punto della situazione è stato fatto oggi in conferenza stampa dalle autorità. La consigliera di Stato Natalie Rickli ha criticato molti clienti del club, rei di aver fornito nomi e indirizzi e-mail falsi, il che ha comprensibilmente ostacolato il lavoro di chi doveva tracciare i contatti dell'uomo, risultato positivo al coronavirus qualche giorno dopo la serata.

L'ex consigliera nazionale UDC, responsabile della sanità, si è detta delusa: i festaioli stanno continuando a non rispettare le norme igieniche, come emerge da notizie e immagini pubblicate sui social media. L'invito ai dipendenti delle discoteche è di controllare le carte d'identità, per evitare che quanto accaduto si ripeta.

La notizia riguardo al primo caso cantonale di un "superspreader", individui che per ragioni sconosciute sono altamente contagiosi, è di ieri. Almeno altre cinque persone hanno manifestato sintomi e si sono aggiunte al bilancio dei positivi al Covid-19. Come detto, in 300 fra clienti e impiegati sono stati messi in quarantena per dieci giorni in modo da spezzare la catena delle infezioni.

Le autorità hanno annunciato che se una situazione simile dovesse ripetersi i locali potrebbero venire nuovamente chiusi. Una strada che però al momento l'esecutivo, nonostante la preoccupazione espressa, ha scelto di non prendere.

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