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ZH: pene inasprite in appello per "magnaccia" ungherese

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 luglio 2012 - 18:20
(Keystone-ATS)

Quattordici anni di prigione e l'internamento: questa la condanna inflitta oggi a un 43enne ungherese che ha costretto diverse ragazze rom dell'Ungheria e della Romania a prostituirsi sulle strade di Zurigo, sottoponendole inoltre a pesanti punizioni e sevizie.

L'uomo è considerato il capo di una banda di cui facevano parte altri tre ungheresi. Al processo d'appello davanti al Tribunale cantonale, sono stati riconosciuti colpevoli di tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione e altri delitti. I fatti risalgono al 2007 e al 2008.

In prima istanza, il Tribunale distrettuale aveva condannato l'imputato principale a 10 anni di reclusione e all'internamento. Un suo connazionale si è visto aumentare la pena da 6 a 7 anni di prigione.

Il Tribunale cantonale ha condannato anche due coimputati che erano stati rimessi in libertà dopo il primo processo e che sono stati espulsi dalla Svizzera. Uno di loro si è visto inasprire la pena da 28 mesi a 4 anni, per l'altro è stata confermata la condanna a 18 mesi con la condizionale.

I quattro sfruttatori sono tutti pregiudicati nel loro paese d'origine. Dai processi è emerso che diverse delle ragazze che sono state costrette con false promesse ad andare a prostituirsi sui marciapiedi del famigerato "Sihlquai", a Zurigo, erano minorenni al momento dei fatti. Due di loro erano rimaste incinte ed hanno abortito a causa delle percosse subite.

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