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Né prigione né terapia per giovane pregiudicato di Zurigo conosciuto con lo pseudonimo di "Carlos". Il Tribunale distrettuale di Dietikon (ZH) gli ha inflitto una pena pecuniaria di 33 aliquote giornaliere da 30 franchi per danneggiamenti.

Agli inizi dello scorso anno "Carlos" ha messo a soqquadro la cella dell'istituto per giovani delinquenti di Uitikon (ZH) dov'era stato rinchiuso, provocando danni per 9000 franchi.

Alla fine di ottobre, un mese dopo essere ritornato in libertà, avrebbe minacciato una persona nel quartiere caldo della Langstrasse a Zurigo e all'arrivo degli agenti ha cercato di fuggire. Il giovane, nel frattempo maggiorenne, è stato arrestato e ha passato sei mesi in detenzione preventiva.

A processo per la prima volta da maggiorenne, "Carlos", che si è convertito all'Islam e si fa chiamare Ibraheem, è stato però assolto dall'accusa di minacce. La corte non ha ritenuto provato che il giovane prima della fuga dalla polizia abbia minacciato un uomo con un coltello a serramanico. C'erano indizi ma nessuna prova, e inoltre i testimoni non hanno fornito dichiarazione affidabili, ha detto il giudice. La corte non ha ritenuto credibile nemmeno l'uomo minacciato.

"Carlos" sarà quindi indennizzato perché ha trascorso sei mesi dietro le sbarre per l'accusa di minacce. Lo Stato gli verserà 14'300 franchi. Il giovane dovrà però pagare le spese processuali. Una volta pagato il dovuto il giovane sarà quindi un uomo libero. Durante il processo ha ripetutamente messo in chiaro che non vuole seguire alcuna terapia psichiatrica, poiché, a suo parere, non serve a niente.

L'accusa chiedeva nei confronti di "Carlos" una condanna a 11 mesi di prigione sospesi con la condizionale e una pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da 30 franchi. Non è ancora noto se il procuratore ricorrerà in appello.

Il 19enne si trova sotto i riflettori da quando, nell'agosto di due anni fa, la tv svizzero-tedesca SRF mise in onda un documentario che riferiva di misure di presa a carico nei suoi confronti che comprendevano lezioni di "thai boxe" e costavano quasi 30'000 franchi al mese.

La vicenda ha scosso anche la politica, con la mancata rielezione dell'allora direttore del Dipartimento di giustizia Martin Graf (Verdi), vittima a suo dire delle "esagerazioni dei media".

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SDA-ATS