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ZH: uccise padre con un colpo alla nuca, pena inasprita a 11 anni (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/WALTER BIERI

(sda-ats)

Pena inasprita, da 5 a 11 anni di reclusione, per un 21enne che nel marzo 2015 uccise a Pfäffikon (ZH) il padre 67enne con un colpo di pistola alla nuca. Per il Tribunale cantonale d'appello si è trattato di omicidio intenzionale.

Lo scorso mese di novembre, il giovane è stato giudicato colpevole di omicidio passionale dal Tribunale distrettuale di Pfäffikon, ma la pubblica accusa ha ricorso in appello. Il procuratore ha ribadito oggi la richiesta di pena di 14 anni per l'uccisione intenzionale del padre.

Il giovane imputato ha dichiarato oggi in aula di ritenere troppo mite la condanna che gli è stata inflitta in prima istanza. Il ragazzo - che dal giorno del delitto si trova in prigione e segue una terapia - ha detto di ritenere appropriata una condanna a dieci anni.

Il suo difensore si è invece battuto per una conferma della sentenza di primo grado o, in subordine, una condanna a un massimo di dieci anni per omicidio intenzionale.

Il fatto di sangue risale al 31 marzo 2015: il giovane, all'epoca 19enne, sparò con la pistola presa dall'armadio del genitore, nell'appartamento di Pfäffikon condiviso dai due.

Il padre morì sul colpo e il figlio si recò al più vicino posto di polizia e, trovandolo chiuso, telefonò alle forze dell'ordine denunciando l'accaduto. L'inchiesta ha portato alla luce un sentimento di rancore a lungo maturato dal ragazzo nei confronti del padre.

L'imputato ha vissuto con la madre, dalla quale il padre aveva divorziato, fino all'età di tredici anni, quando la donna è morta per le conseguenze dell'abuso di alcolici. Era quindi andato a vivere con il padre, dal quale si sentiva trascurato. L'uomo, un ex giornalista attivo nelle pubbliche relazioni, sembrava avere due facce, secondo il difensore del figlio: sorridente e interessato agli altri in pubblico, ma privo di comprensione e irascibile fra le mura domestiche.

Il giorno del delitto, il ragazzo non si era recato al lavoro - stava effettuando un apprendistato di meccanico di bici -, adducendo problemi psichici. Stando alle sue stesse dichiarazioni, il giovane decise di uccidere il padre dopo un battibecco nel quale si era sentito dire che era un buono a nulla, proprio come la madre.

Il 21enne ha dichiarato oggi in aula di non riuscire ancora a capacitarsi "di avere fatto ciò che ho fatto". "È stato il giorno più brutto della mia vita, che non può nemmeno essere paragonato con la morte di mia madre", ha inoltre affermato davanti al giudice.

SDA-ATS