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Una svizzera dell'estero rappresenta il Salvador

Maria Eugenia Brizuela de Avila, svizzera dell’estero a capo della diplomazia nel Salvador.

(swissinfo.ch)

La responsabile degli affari esteri del Paese centroamericano ospite d’onore dell’81.mo congresso degli svizzeri dell’estero a Crans Montana.

Maria Eugenia Brizuela de Avila illustra a swissinfo come coniuga questa sua doppia identità salvadoregna e svizzera.

Orgogliosa di possedere la cittadinanza di due Paesi con realtà diametralmente opposte come Svizzera e Salvador, Maria Eugenia Brizuela de Avila scommette che la sua Patria d’origine continui a sostenere le aspirazioni di sviluppo del suo Paese: El Salvador.

La responsabile della diplomazia salvadoregna crede nel futuro della piazza finanziaria elvetica e nel mantenimento del segreto bancario.

Come circa altri 80 mila svizzeri dell’estero iscritti nei cataloghi elettorali consolari, anche la ministra degli esteri salvadoregna esercita il diritto di voto per corrispondenza e s’interessa di quanto accade in Svizzera.

Proveniente da una visita ufficiale a Taiwan e da un incontro a Berna con la ministra svizzera degli esteri Micheline Calmy-Rey, Maria Eugenia Brizuela de Avila ha partecipato al congresso dell’Organizzazione degli svizzeri dell’estero che si è tenuto il 29 e 30 agosto nell’esclusiva località turistica vallesana di Crans Montana, dove ha concesso a swissinfo un’intervista in esclusiva.

swissinfo – Quali sono le sue relazioni con la Svizzera, sia a livello personale, sia come ministra degli esteri del Salvador?

Sul piano personale si tratta di un amore ereditato da mio nonno e da mia madre.

La visione della Svizzera che mi hanno tramandato è quella di un Paese con quattro culture, quattro lingue, quattro forme di pensare che convivono armoniosamente da centinaia d’anni.

Come ministra degli esteri mi ha invece permesso di vedere l’avvio del programma di sviluppo di un Paese così piccolo come il mio. Poiché sono anche svizzera, aspiro il meglio per il Salvador.

Nell’incontro con la sua omologa svizzera Micheline Calmy-Rey, ha pensato che stava conversando con una connazionale?

Sì, fin dal primo momento, al punto che il presidente della Confederazione Pascal Couchepin mi ha detto per scherzo “La Svizzera ha due ministre degli esteri”. Ed è proprio così che mi sento.

Non si può non tenere il proprio cuore in questo Paese e continuo a pensare che noi svizzeri dell’estero siamo ambasciatori nel mondo.

Torna regolarmente in Svizzera?

Purtroppo no. Il mio luogo d’origine è molto lontano dal Salvador. Mio nonno Juan Boillat emigrò nel Salvador nel 1920. Veniva da un villaggio che si trova in un paesaggio bucolico e che contava una sola strada ma moltissime mucche: si chiama La Chaux-des-Breuleux, nel Canton Giura.

La prima volta che ci sono stata ero molto piccola ed ho visto dei manifesti con scritto “Giura libero”. Da allora mi ricordo ancora oggi di quella piccola strada del mio paese d’origine.

L’81.mo congresso degli svizzeri dell’estero ha trattato un tema importante e difficile, quello della piazza finanziaria svizzera. Qual è la visione che si ha nel Salvador su questo argomento?

Per noi la Svizzera è sempre stata un modello al quale ispirarci, perché si tratta di una piazza finanziaria mondiale.

Il Salvador vanta oggi i tre maggiori istituti bancari dell’America centrale. Un risultato raggiunto in base ad un rigido rispetto di quelli che sono i mandati di Basilea.

È importantissimo capire la normativa che regola la piazza finanziaria svizzera, la serietà ed il rigido controllo che hanno consentito di aumentare la fiducia e l’attendibilità nel mondo intero.

Personalmente approva il segreto bancario?

Ritengo che per lo sviluppo di una piazza finanziaria il segreto bancario sia importante. Però deve sempre esserci la possibilità d’accesso alle informazioni quando ci si trova di fronte a minacce reali in una società moderna come la nostra.

Per evitare il finanziamento d’attività terroristiche o illecite, è importante e vitale avere accesso all’informazione richiesta in un sistema giuridico solido per non lasciare impuniti criminali senza scrupoli che abusano e deteriorano l’immagine di un sistema che ha necessitato anni per crescere.

Sedici candidati della Quinta Svizzera si presenteranno alle elezioni nazionali del prossimo mese d’ottobre. Le piacerebbe essere candidata in Svizzera, almeno una volta?

Il fatto che ci siano così tanti candidati della Quinta Svizzera al nuovo parlamento ci indica che quella odierna è una Svizzera dinamica, inserita in un mondo globalizzato.

La partecipazione attiva degli svizzeri dell’estero significa mantenere punti di riferimento, che aprano nuovi spazi per migliorare la connessione di questa Svizzera con il mondo intero.

Per quanto mi concerne, per il momento sono impegnata a servire il governo del Salvador.

Quali sono i maggiori problemi del Salvador e come può la Svizzera aiutare a risolverli?

Dalla firma degli accordi di pace del 1992, abbiamo fatto molti passi avanti; ridotto la povertà estrema della metà in appena dieci anni. Il nostro attuale impegno è di creare posti di lavoro, dando la possibilità a tutti i salvadoregni di avere un salario degno ed un futuro migliore.

Lo sforzo del Salvador è stato appoggiato dalla comunità internazionale. La Svizzera ci aiuta con programmi d’assistenza tecnica, consulenza nell’apertura di nuovi mercati e nello sviluppo d’imprese.

Il Salvador è una zona geografica che soffre molto dei disastri naturali: terremoti, uragani, siccità. Nel 2001 abbiamo avuto due terremoti e 10 mila scosse d’assestamento in appena un mese. Un quinto della popolazione ha perso la casa. La Svizzera è intervenuta nella ricostruzione di quattro dei municipi più danneggiati.

In quest’ambito ritengo che il nostro rapporto è con una Svizzera solidale, che dà una mano ad un Paese impegnato ad andare avanti come il Salvador. Lo fa attraverso programmi d’aiuto umanitario quando di tratta di far fronte a catastrofi naturali e cooperando nel trasferimento di tecnologia, borse di studio e assistenza tecnica.

La Svizzera è ormai anch’essa nel gremio delle Nazioni Unite. Come giudica questa presenza?

Riteniamo molto importante la partecipazione a pieno titolo della Svizzera nell’Onu: significa una volontà vera di solidarietà e di compromesso con il resto del mondo.

Il prossimo mese di dicembre sarò a Ginevra, per partecipare all’assemblea mondiale della società dell’informazione, nella quale la Svizzera ha una notevole importanza. Quello che spero esca da questo genere d’incontri, è che la comunità internazionale, tutti i Paesi si uniscano per creare un mondo migliore.

swissinfo, Juan Espinoza, Crans Montana
(traduzione dallo spagnolo: Sergio Regazzoni)

Fatti e cifre

Nata nel 1956, Maria Eugenia Brizuela Avila è madre di tre figli
Possiede la doppia nazionalità svizzera e salvadoregna
E' originaria di La Chaux-des-Breuleux, nel Giura

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In breve

Il Salvador è il Paese più piccolo e con la maggiore densità demografica dell’America centrale (21 mila chilometri quadrati di superficie e 6,1 milioni d’abitanti).

Vulnerabile a disastri naturali come siccità, inondazioni, terremoti, frane. Il sisma del 2001 provocò oltre mille morti e lasciò senza tetto 330 mila persone.

Dal 1992 è in vigore un processo di consolidamento della democrazia che fa seguito agli accordi di pace sottoscritti a Chapultepec, in Messico, dalla guerriglia del FMLN e dal governo.

La fragile economia salvadoregna si sostiene con esportazioni di caffé e canna da zucchero e con le rimesse degli emigranti sparsi nel mondo.

La cooperazione svizzera allo sviluppo (DSC) finanzia progetti umanitari di prevenzione, formazione di specialisti, analisi dei rischi e costruzione di rifugi di protezione contro le catastrofi naturali.

Il Segretariato di Stato dell’economia (seco) promuove dal canto suo programmi di tecnologia pulita ed appoggia la piccola e media industria.

La cooperazione svizzera nel Salvador ammonta a 5 milioni di franchi all’anno.

Bassi gli scambi commerciali tra i due Paesi. 26,9 milioni di franchi, il valore delle esportazioni svizzere nel 2001, contro 2,9 milioni d’importazioni (il 95% prodotti agricoli).

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