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Forma primitiva della democrazia svizzera


Le assemblee comunali sono ancora attuali?



Di Andreas Ladner




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La maggior parte degli svizzeri vive in comuni in cui sono le assemblee comunali a prendere le decisioni politiche. Da trent’anni la partecipazione a questi appuntamenti è in calo, un’evoluzione che mette in dubbio la loro legittimità. Tuttavia l’assemblea comunale gode ancora di grande popolarità, indica Andreas Ladner*, politologo presso l’Università di Losanna. 

Grande partecipazione all'assemblea comunale di Wolfenschiessen, nel cantone di Nidwaldo, nel 1994, per un tema scottante: i cittadini discutono di un progetto di deposito per scorie radioattive a Wellenberg. Progetto che sarà abbandonato solo nel 2015, dopo ripetuti no dei cittadini. (Keystone)

Grande partecipazione all'assemblea comunale di Wolfenschiessen, nel cantone di Nidwaldo, nel 1994, per un tema scottante: i cittadini discutono di un progetto di deposito per scorie radioattive a Wellenberg. Progetto che sarà abbandonato solo nel 2015, dopo ripetuti no dei cittadini.

(Keystone)

In quattro comuni svizzeri su cinque le decisioni su temi politici a livello locale sono prese nelle assemblee comunali. La partecipazione a questi appuntamenti da parte degli aventi diritto di voto è però in costante calo. Soprattutto i giovani e i nuovi arrivati sono sottorappresentati.

Questo contributo fa parte di #DearDemocracy, la piattaforma di swissinfo.ch sulla democrazia diretta

I comuni nella Svizzera francese e italiana hanno delegato tali decisioni al parlamento. Non è così, invece, nei comuni della Svizzera tedesca.

Come nelle famose Landsgemeinden nei cantoni di Appenzello Interno e Glarona, anche gli aventi diritti di voto di quattro comuni svizzeri su cinque deliberano sulla maggior parte delle questioni politiche durante un’assemblea. Negli altri comuni, soprattutto nella Svizzera francese e italiana e in città, questo compito spessa invece a un parlamento locale.

Sono pochi i comuni che non hanno né l’assemblea né il parlamento e che chiamano i loro cittadini alle urne, oppure hanno sia un’assemblea sia un parlamento.

Chi partecipa alle assemblee comunali?

Per quanto concerne la rappresentatività dei cittadini con diritto di voto alle assemblee comunali si conferma l’opinione comune secondo cui sono soprattutto i residenti di lunga data e gli aventi diritto di voto più anziani a prendervi parte. Stando alle nostre ricerche sono specialmente i giovani a disertare questi appuntamenti.

La scarsa partecipazione dei giovani non sorprende più di quel tanto, poiché è noto il loro assenteismo in generale nelle votazioni e nelle elezioni. A sorprendere è invece il fatto che siano scarsamente rappresentati in quasi tutti i comuni. Lo stesso discorso vale spesso anche per le persone arrivate nel comune in tempi recenti.

Nella maggior parte dei comuni, le donne e le persone con un elevato livello di istruzione e con un reddito superiore alla media sono rappresentate in maniera equa, anche se sono più spesso sottorappresentati che soprarappresentati. Di questa categoria di votanti fanno parte anche gli artigiani, i contadini, i membri di un partito e di una società. In un buon numero di comuni gli anziani, i proprietari di una casa e i residenti di lunga data sono sovrarappresentati.

Chi ha un’istruzione superiore vota assiduamente, almeno secondo ciò che indicano le statistiche. Stranamente è un fattore che non promuove però la democrazia assembleare. Stando alle valutazioni dei segretari comunali interpellati, le persone con un buon livello di istruzione sono di solito equamente rappresentate alle assemblee comunali; in pochi comuni sono leggermente sottorappresentati. Rispetto alle elezioni e alle votazioni, l’élite non ha evidentemente un debole per le assemblee. Più grande è il comune, maggiore è invece la presenza dei rappresentanti di partito. Spesso nei comuni più grandi sono addirittura sovrarappresentati.

Si discute e si litiga?

L’idea secondo cui nelle assemblee comunali si discute e si cerca di trovare assieme una soluzione condivisa è sicuramente sbagliata. Questi incontri sono gestiti come i dibattiti in parlamento in cui è solamente il portavoce di un gruppo parlamentare a prendere la parola. Semmai l’unica differenza consiste nel fatto che per i novizi è difficile riconoscere quali interessi o idee politiche difendano le persone che intervengono nel dibattito.

D’altra parte non si può nemmeno sostenere che non si faccia politica durante le assemblee comunali o che si approvino semplicemente le richieste dell’esecutivo comunale.

Stando alle nostre ricerche, in generale le assemblee sono animate soprattutto nei comuni con più di 10mila abitanti.

Sono ancora al passo con i tempi?

Le assemblee comunali come forme primitive della democrazia godono ancora oggi di grande popolarità. L’esiguo numero di partecipanti e il loro costante calo mettono però in dubbio la legittimità delle decisioni prese. Ciononostante – almeno nella Svizzera tedesca – non si nota una tendenza verso l’istituzione di parlamenti a livello comunale. Nemmeno l’aumento della popolazione e le fusioni comunali favoriscono una significativa crescita del numero di parlamenti; è un’evoluzione che rafforza questa forma di democrazia diretta di tipo partecipativo.

Rispetto alle critiche parzialmente giustificate secondo cui le assemblee comunali sono superate, possiamo assicurare che queste ultime rispettano alcuni requisiti minimi. Nella maggior parte dei comuni (circa il 90 per cento) si può votare in segreto sulle questioni delicate, ossia mettendo la propria scheda nell’urna.

In quasi la metà dei comuni i partecipanti hanno il diritto di chiedere all’assemblea di decidere se chiamare gli aventi diritto di voto alle urne per esprimersi su una tema. Possono formulare tale richiesta direttamente durante l’assemblea oppure dopo, sotto forma di «referendum» contro la decisione dell’assemblea. Queste possibilità impediscono a una piccola minoranza di prendere il sopravvento sugli altri cittadini e di gestire la cosa pubblica con fare dittatoriale. Grazie a questo diritto, l’assemblea comunale viene vista come un’istituzione capace di prendere decisioni ampiamente condivise e legittimate a livello locale.

La grandezza dei comuni e dei parlamenti comunali

In vista di una fusione comunale – che porta di solito a un aumento del numero di abitanti – ci si chiede spesso se non sia opportuno sostituire l’assemblea comunale con un parlamento. Se diamo un’occhiata ai comuni con un parlamento in Svizzera e all’evoluzione negli ultimi anni notiamo però che anche i comuni molto grandi hanno mantenuto le assemblee e che le fusioni non favoriscono necessariamente il passaggio a un sistema parlamentare.

Nella Svizzera francese e in quella italiana predomina il sistema parlamentare. Nei cantoni di Ginevra e Neuchâtel tutti i comuni hanno un parlamento locale e nei cantoni di Vaud e Ticino tutti i comuni con più di 1000 abitanti hanno un parlamento. Nei cantoni di Friburgo, Berna, Giura e Vallese già i comuni medio grandi hanno adottato un sistema parlamentare. Nel resto dei cantoni svizzero tedeschi, i comuni con più di 10mila abitanti discutono sulla possibilità di introdurre un parlamento. Nel cantone di Zurigo si è piuttosto restii ai cambiamenti; nella metà dei 30 comuni con più 10mila abitanti le decisioni su argomenti locali vengono prese nelle assemblee.

Questo contributo raccorciato è stato pubblicato dapprima il 21 luglio 2016 su DeFacto, la piattaforma svizzera di scienze politiche.


Ladner, Andreas (2016). Gemeindeversammlung und Gemeindeparlament. Überlegungen und empirische Befunde zur Ausgestaltung der Legislativfunktion in den Schweizer Gemeinden. Lausanne: Cahier de l'IDHEAP Nr. 292. ISBN 978-2-940390-79-3.


(Traduzione dal tedesco: Luca Beti)



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