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La sospensione dei brevetti sui vaccini è al centro dell'attenzione a Ginevra

Anche l'ONG Medici senza frontiere (MSF) ha promosso una campagna presso l'Organizzazione mondiale del commercio per una deroga sui brevetti del vaccino contro la Covid-19. Keystone / Martial Trezzini

I Paesi più ricchi, tra cui la Svizzera, oppongono resistenza nei confronti di chi invoca la rinuncia del brevetto sulla tecnologia del vaccino contro la Covid-19. Ma i Paesi in via di sviluppo, che sono rimasti indietro nella corsa al vaccino, continuano a fare pressione in sede ONU a Ginevra.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 aprile 2021 - 08:27
Jamil Chade

La più grande campagna di vaccinazione della storia ha riaperto un vecchio dibattito: il monopolio della tecnologia ha senso in una situazione di crisi globale? È necessario proteggere la proprietà intellettuale mentre milioni di persone muoiono?

A ottobre, India e Sudafrica hanno proposto presso l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) una sospensione temporanea dei brevetti su tutti i prodotti che potrebbero essere utili per contenere la pandemia. Oltre ai vaccini, questo includerebbe test, macchinari e possibili trattamenti. Se venisse adottata, la deroga sarebbe vincolante.

L'idea è che i laboratori di tutto il mondo possano avere accesso alla tecnologia e produrre versioni generiche. Questo, secondo i fautori della proposta, ridurrebbe il costo dei vaccini e ne espanderebbe la produzione globale.

Nel corso dei mesi, più di cento Paesi hanno iniziato a sostenere il progetto. Ma gli Stati più ricchi si sono opposti, sostenendo che la pandemia non può diventare un motivo per infrangere le regole del commercio. Anche se ancora in fase di negoziazione, questa proposta è attualmente in stallo.

Pressione sulle aziende titolari dei brevetti

Nel frattempo, la Cina e i governi africani hanno presentato la bozza di una risoluzione separata all'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che contiene misure per rafforzare il trasferimento della tecnologia e la produzione locale dei vaccini. La bozza, di cui swissinfo.ch ha ottenuto una copia, obbligherebbe i Paesi firmatari a esercitare una pressione almeno morale sulle aziende titolari dei brevetti per trasferire la tecnologia.

Dato che sono le aziende a possedere i brevetti, questo potrebbe essere difficile. Ma come fa notare la ONG svizzera Public Eye, molte delle aziende che lavorano sui vaccini Covid-19 hanno ricevuto denaro dai governi per farlo. Un recente studio di Public Eye evidenzia che le società di tutto il mondo hanno ricevuto più di 100 miliardi di dollari per lo sviluppo di vaccini senza alcun rischio finanziario annesso.

La bozza della risoluzione dell'OMS è ancora in fase di negoziazione e dovrebbe essere discussa all'Assemblea mondiale della sanità dell'OMS a maggio. I governi dell'UE e il Giappone stanno già insistendo per l’inserimento di una clausola sulla volontarietà di qualsiasi trasferimento di tecnologia. Il parere della Svizzera su tale bozza è lo stesso dei negoziati presso l’OMC. Ma la posizione definitiva dipenderà dalla formulazione del testo finale che sarà presentato.

Resistenza svizzera

La Svizzera non è la sola tra i Paesi più ricchi a opporsi alla rinuncia dei brevetti. Gli USA in particolare le fanno compagnia. Tuttavia, la posizione del governo svizzero, che tradizionalmente si schiera a favore dell’agenda contro la povertà e difende l’accesso all'assistenza sanitaria, ha particolarmente attirato l'attenzione dei Paesi in via di sviluppo. Nel caso dei vaccini, Berna è stata irremovibile nel rifiutare l'idea di rinunciare ai brevetti.

La posizione elvetica è diventata chiara durante una riunione del 10 marzo tenutasi all'OMC. La delegazione svizzera ha detto che i vaccini Covid-19 sono complessi, che implicano nuovi processi e impianti di produzione o un’estensione significativa di quelli esistenti.

"La protezione dei brevetti assicura che, oltre ai finanziamenti statali, vengano fatti i necessari investimenti privati nella ricerca e nello sviluppo."

Governo svizzero

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Secondo la Svizzera, solo il sistema dei brevetti in vigore fornisce gli incentivi necessari per la cooperazione tra sviluppatori e produttori di vaccini e consente l'assistenza, nonché il trasferimento di tecnologia e know-how. Pertanto, ha sostenuto, è "fuorviante" credere che la sospensione temporanea dei brevetti si tradurrà rapidamente in una fornitura mondiale di vaccini Covid-19.

In una dichiarazione inviata a swissinfo.ch, il governo svizzero ha detto di aver "sempre sostenuto a livello internazionale l'accesso universale alle cure". Ma Berna ha insistito che "per rispondere alla pandemia, è necessaria una collaborazione stretta e senza soluzione di continuità tra tutte le parti interessate, vale a dire Stati e organizzazioni internazionali, università, istituti di ricerca, aziende farmaceutiche e organizzazioni non governative".

"Questo è il motivo per cui la Svizzera respinge la proposta presentata dall’India e dal Sudafrica presso l’OMC", ha spiegato. "La protezione dei brevetti assicura che, oltre ai finanziamenti statali, vengano fatti i necessari investimenti privati nella ricerca e nello sviluppo. La Svizzera è quindi convinta che sospendere il quadro giuridico internazionale vigente sarebbe sbagliato dal punto di vista del metodo".

Per il governo svizzero, tale posizione non implica un disimpegno nel quadro di una risposta mondiale. "La Svizzera si è impegnata fin dall'inizio per una soluzione globale e una distribuzione equa dei futuri vaccini contro il virus SARS-CoV-2 in tutti i Paesi del mondo", ha affermato Berna, aggiungendo che una risposta alla crisi attuale è quella di rafforzare il Covid-19 Global Vaccine Access Facility (COVAX).

Una posizione che rispecchia quella dell'industria

La posizione del governo svizzero è la stessa dell'industria farmaceutica. "È stata una sfida tremendamente scoraggiante, e finora le cose sono andate meglio di quanto ci si potesse aspettare", ha detto Thomas Cueni, direttore generale della Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni farmaceutiche (IFPMA), anch'essa con sede a Ginevra. "Ma andando avanti, la solidarietà dei Paesi più ricchi per aiutare gli altri sarà fondamentale".

"C’è chi dice che i diritti di proprietà intellettuale ostacolerebbero la risposta alla pandemia", ha detto Cueni. Ma l'industria è convinta che indebolire le regole nazionali e internazionali sulla proprietà intellettuale (IP) durante questa pandemia sia controproducente.

"Non porterà a una ricerca e sviluppo più veloci o all'accesso facilitato, ma minerà la fiducia in quello che si è dimostrato essere un sistema di proprietà intellettuale ben funzionante, il quale ha permesso all'industria di collaborare proficuamente con il mondo accademico, gli istituti di ricerca, le fondazioni e altre aziende private, accelerando significativamente la ricerca e lo sviluppo di farmaci per affrontare i molti bisogni sanitari insoddisfatti del mondo", ha concluso Cueni.

Oltraggio morale

Fin dall'inizio, sia l'OMS che il Programma delle Nazioni Unite per l'HIV/AIDS (UNAIDS) hanno espresso il loro sostegno all'iniziativa di rinuncia ai brevetti per cercare un nuovo modello di condivisione della tecnologia. "La rinuncia ridurrebbe i costi commerciali ed eliminerebbe gli ostacoli lungo tutto il ciclo di ricerca e sviluppo e lungo la catena di approvvigionamento delle tecnologie sanitarie per prevenire, diagnosticare e trattare la Covid-19", hanno detto durante un incontro avvenuto in ottobre all’OMC.

UNAIDS ha affermato che la comunità internazionale non dovrebbe ripetere i dolorosi errori dei primi anni della lotta all'AIDS, quando nei Paesi più ricchi si aveva accesso alle medicine mentre milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo venivano lasciate indietro. "È una questione di diritti umani e i governi non possono affrontare l'attuale pandemia come se fosse un’occasione qualsiasi per fare affari", ha affermato UNAIDS.

Sei mesi dopo, la questione non è ancora risolta. Il direttore generale dell'OMS Tedros Ghebreyesus ha definito la distribuzione non equa dei vaccini un "oltraggio morale" e ha suggerito agli Stati e alle aziende di trovare un modo per superare l’impasse.


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