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I progetti di aiuto in Libano verso la fine

Dopo la guerra la ricostruzione in Libano continua, grazie anche all'impegno svizzero

(Keystone)

I progetti di aiuto svizzeri successivi alla guerra in Libano, stanno volgendo al termine. Berna intende infatti ritirarsi quasi completamente già tra qualche mese.

Gli aiuti svizzeri hanno in particolare permesso agli abitanti di sette villaggi di rifarsi una vita in seno alla propria comunità, grazie al denaro contante ricevuto.

Al termine di una visita nel Libano meridionale, il delegato all'aiuto umanitario della Confederazione Toni Frisch si è dichiarato molto soddisfatto dei risultati dati finora dal lavoro elvetico.

Avviati per venire in soccorso della popolazione libanese dopo 34 giorni di sanguinosi conflitti l'estate scorsa, i progetti della Direzione sviluppo e cooperazione (DCS) dovrebbero terminare entro il mese di maggio di quest'anno.

Il lavoro della DSC nell'ultimo anno ha impresso il Paese dei cedri in modo significativo. L'operato elvetico è stato rafforzato dal credito supplementare di 20 milioni di franchi della Confederazione per il Libano e i Territori palestinesi. "Abbiamo aiutato quelle persone – ha sottolineato Frisch - che ne avevano veramente bisogno".

"Abbiamo avuto degli ottimi rapporti di collaborazione – spiega a swissinfo Toni Frisch – sia con i ministri che con le autorità locali. Ottima la comprensione anche con i beneficiari degli aiuti".

Aiuti molto mirati

Il delegato sottolinea che la Svizzera ha sempre avuto l'intenzione di sostenere soltanto i primi passi verso la normalizzazione della situazione. Per questo motivo nei prossimi mesi la DSC limiterà al minimo le proprie attività in Libano.

Al centro dell'aiuto svizzero in Libano c'erano programmi per permettere alla popolazione di tornare nei propri villaggi e riprendere la normale vita quotidiana.

Fra le opere più significative attuate dalla DSC, Frisch cita il ripristino di 63 scuole. "Grazie a questi lavori – dichiara a swissinfo – 21 mila scolari potranno di nuovo tornare a scuola, durante il conflitto occupate dagli sfollati".

Apprezzata da popolazione e autorità libanesi, anche la pulizia delle coste libanesi invase dal petrolio fuoriuscito dai serbatoi della centrale elettrica di Jieh, a una trentina di chilometri a sud di Beirut, bombardata dagli israeliani.

Da segnalare anche i seimila franchi versati ad una coltivatrice di tabacco del villaggio Maroun ar Ras, situato proprio lungo la frontiera israelo-libanese. Questo denaro permetterà alla donna di riparare la propria casa e di acquistare capre e galline per cercare di ripartire da zero.

Ritorno ai villaggi

Il progetto «Ritorno ai villaggi» è l'elemento forte del programma di aiuti della Svizzera nel Libano. Gli abitanti di sette villaggi che, durante il conflitto, hanno perso ogni mezzo di sostentamento hanno potuto beneficiare di un prezioso sostegno grazie ai vari progetti avviati per aiutare le loro comunità a ricominciare una nuova vita.

Mediante contributi finanziari distribuiti a coltivatori e piccole imprese, la Svizzera si prodiga per potenziare le loro capacità di sormontare la perdita di reddito. I proprietari ricevono contributi in contanti per riparare le loro abitazioni.

Con il ripristino della rete idrica in due villaggi, gli 8000 abitanti possono nuovamente accedere ad acqua potabile per le loro famiglie e le attività agricole. Cinque container sanitari assicurano l'accesso alle cure mediche. Il delegato svizzero per l'Aiuto umanitario, Toni Frisch, ha visitato i villaggi di Beni Hayan, Maroun ar Ras, Kaffra, Zebqin e Maarakeh, che sono fra i beneficiari del programma.

Il problema delle bombe e delle mine

Molto è stato fatto anche per ripristinare le infrastrutture danneggiate dalle bombe, "anche se nel sud del Libano – osserva il funzionario della DSC - rimane alta la preoccupazione per il milione di bombe a grappolo e di mine inesplose".

"I vertici dell'ufficio preposto alle operazioni di sminamento – aggiunge ancora Frisch – mi hanno detto che nel sud del paese un'area di 100 chilometri quadrati è strapiena di mine e di bombe tuttora inesplose. Ci vorranno anni per bonificare tutto questo territorio".

Ed è un problema estremamente serio: "La gente non può lavorare sulle proprie terre – conclude l'esperto della DSC – perché ci sono bombe a grappolo e mine negli ulivi. Sì, gli ulivi, dove i bambini spesso salgono per gioco, ferendosi in modo tale da compromettere la loro salute. E' davvero un immenso rompicapo".

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Il conflitto tra le milizia Hezbollah e Israele è terminato il 14 agosto, dopo 34 giorni, grazie ad un cessate il fuoco che dura tuttora.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, il conflitto armato ha causato 1'187 vittime civili e danneggiati gravemente 15'000 abitazioni, 80 ponti e 94 strade.
Il governo libanese stima che i danni alle infrastrutture ammontino a 3,6 miliardi di dollari (4,6 miliardi di franchi).

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In breve

La Svizzera ha contribuito con 20 milioni di franchi agli sforzi umanitari in Libano, di cui 5 milioni sono andati in favore della Croce Rossa internazionale (CICR).

Lo scorso sei settembre il governo svizzero aveva accordato un credito supplementare di 11,5 milioni di dollari (14,4 milioni di franchi) in favore dei programmi di assistenza in Libano.

Altri 4,5 milioni di dollari (5,6 milioni di franchi) sono destinati ai progetti di aiuto per le persone in stato di necessità nei Territori occupati in Palestina.

In Libano la Svizzera ha preso parte a progetti per favorire il rientro degli sfollati, per riprestinare le reti di erogazione dell'acqua. Ha partecipato anche alla ricostruzione di scuole, operazioni di sminamento e pulizia delle coste dal petrolio.

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Fatti e cifre

Il conflitto in Libano tra Hezobollah e Israele è durato 34 giorni ed è terminato il 14 agosto. Da quella data il cessate il fuoco non è mai stato violato.
Secondo le stime dell'ONU, il conflitto ha provocato 1'187 vittime civili, distrutto 15 mila case, 80 villaggi e 94 strade.
Il governo libanese stima a 3,6 miliardi di dollari (4,5 miliardi di franchi svizzeri)i danni causati alle infrastrutture.

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