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Ora tocca al parlamento

L'integrazione nel mondo del lavoro era al centro della revisione

(Keystone)

Il popolo ha accettato chiaramente la riforma dell'assicurazione invalidità, anche se alcuni cantoni, in particolare nella Svizzera latina e Basilea, si sono dimostrati meno convinti o hanno addirittura bocciato la proposta.

Ma la revisione non mette un punto finale ai problemi di questa assicurazione sociale, vittima di un deficit cronico. Ora tocca ai politici, che devono trovare un consenso per il finanziamento, mentre la sesta revisione è dietro l'angolo.

Gli ultimi sondaggi condotti a ridosso del voto avevano situato la percentuale di indecisi attorno al 22%. Una quota relativamente alta che si poteva spiegare con il fatto che entrambi i campi potevano far valere argomenti validi.

I difensori della legge puntavano sull'esigenza dell'individuazione rapida dei casi di invalidità e sulla necessità di una migliore integrazione degli invalidi nel mondo del lavoro: un piccolo passo per contenere l'esplosione dei costi. Dal canto loro, i promotori del referendum sottolineavano la mancanza di misure vincolanti per i datori di lavoro e l'ingiustizia delle misure di risparmio che il parlamento conduce a spese delle categorie più deboli. Un esercizio che comporta, per finire, il trasferimento di numerosi casi dall'assicurazione invalidità all'assistenza sociale.

Qualche momento di emotività

Ma l'alto numero di indecisi si può spiegare anche con la libertà di voto lasciata da alcune organizzazioni vicine agli invalidi, come ad esempio Pro Infirmis. Nel 1999, la quarta revisione fu bocciata perché contro la soppressione di una parte della rendita si schierarono compatte le associazioni e numerosi politici di diversi schieramenti. Questa volta le premesse erano diverse e la storia non si è ripetuta. Vista la partecipazione al voto finale piuttosto bassa (36,3%), è legittimo dedurre che molti degli indecisi hanno finito per non recarsi alle urne, non essendo riusciti a decidersi per un campo.

La campagna ha fatto registrare qualche momento di emotività, in particolare quando il sindacato, favorevole al referendum, ha fatto circolare delle cartoline in cui un fotomontaggio mostrava alcuni membri del governo con un vistoso handicap. Emotività che, tutto sommato, non ha però consentito al dibattito di animarsi.

Un risultato chiaro

In ogni caso, il risultato finale è chiaro, nonostante il rifiuto di alcuni cantoni e l'approvazione di stretta misura di altri. Queste reticenze si concentrano nei cantoni latini, dove Ginevra, Friborgo, Neuchâtel e Giura hanno bocciato la revisione, mentre Vaud, Ticino e Vallese, pur approvando, si situano nettamente al di sotto della media nazionale. In questo drappello di scettici si ritrova, come spesso nelle votazioni federali, anche Basilea-città.

Va rilevato che i cantoni latini registrano da sempre tassi di disoccupazione più elevati e sono maggiormente confrontati con il rischio di esclusione sociale legato alla precarietà professionale. Senza dimenticare, che, tradizionalmente, la popolazione di questi cantoni fa maggiormente affidamento sul ruolo di assistenza dello Stato. Comunque, non si può parlare di vero e proprio fossato linguistico e culturale.

Difficile anche parlare di un fossato città-campagna, dal momento che Zurigo, il maggiore cantone cittadino, ha votato con quasi il 63% in favore della revisione. Anche se la cartina del voto evidenzia un consenso meno alto nel centro urbano vero e proprio di Zurigo.

Il nodo del finanziamento

Superato lo scoglio della votazione, ora il parlamento dovrà occuparsi del finanziamento dell'AI, che era naufragato in marzo di fronte all'impossibilità di trovare un accordo. Un naufragio che gli osservatori avevano messo in relazione con l'avvicinarsi delle elezioni di ottobre.

E poi già si profila una nuova revisione, la sesta, fortemente voluta dall'Unione democratica di centro, il partito della destra nazionalista che da anni fa campagna sull'argomento dei cosiddetti "finti invalidi", denunciando presunti abusi a danno proprio dell'AI.

Per un'indicazione sulla direzione più o meno radicale di questo nuovo capitolo bisognerà però aspettare le elezioni federali del prossimo autunno. Difficile ora dire se questa sconfitta danneggerà la sinistra. In generale, le votazioni perse non si ripercuotono necessariamente sul risultato delle elezioni.

Se l'UDC uscirà ancora una volta vittoriosa dall'appuntamento di ottobre, bisognerà allora aspettarsi una marcia rapida verso una revisione che potrebbe rimettere in discussione anche certi diritti dei beneficiari di una rendita invalidità che fino ad oggi nessuno ha ancora messo in discussione.

swissinfo, Mariano Masserini

Fatti e cifre

59,1% dei votanti hanno approvato la quinta revisione dell'AI.
79,5% di consensi è il primato fatto registrare ad Appenzello interno.
45,4% è il primato negativo, nel canton Giura.
35,8% è il tasso di partecipazione nazionale.

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Assicurazione invalidità (AI)

Nel gennaio 2007, 300.000 persone ricevevano una rendita AI. Questa cifra corrisponde a circa il 5% della popolazione. Nel 1960, questa percentuale era dello 0,6%.

Il deficit dell'AI ammontava nel 2006 a 1,6 miliardi di franchi. Il deficit complessivo è di 9,3 miliardi.

Oggi, una nuova richiesta di rendita su due è bocciata. Tra il 2003 e il 2006, il numero di nuovi beneficiari di una rendita è diminuito del 30%.

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