Patrizia Pesenti: il Ticino non è un caso particolare

Patrizia Pesenti, il giorno della sua elezione nel governo cantonale ticinese nel 1999 Keystone Archive

Laureata in diritto all'Università di Zurigo, dopo 14 anni di attività quale giudice dei minorenni in Ticino, Patrizia Pesenti è diventata, nel 1999, la seconda donna eletta nel governo cantonale. La giovane rappresentante socialista vi ha assunto la direzione del Dipartimento delle opere sociali, manifestando una spiccata sensibilità per le questioni familiari e sanitarie.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 marzo 2001 - 14:28

Sul Ticino convivono da sempre almeno due leggende: una che ci vuole fondamentalmente generosi, socievoli e creativi, la terrazza soleggiata della Svizzera. L'altra leggenda si compiace nel trovare debolezze, pigrizia, mancanza di scrupoli e intrighi. Le leggende si sa, sono dure a morire.

In realtà, ogni tentativo di forzare il Ticino in una definizione o nell'altra, lo allontana dalla Svizzera, ne fa un caso particolare. Ma il Ticino non è un Sonderfall. È vero invece che il Ticino si sta trasformando - come d'altronde anche il resto della Svizzera - e che la realtà è troppo complessa, troppo poco prevedibile per dare una risposta univoca. Il Ticino non vuole essere un Sonderfall, come di fatto non lo è neppure la Svizzera.

La storia - se la leggiamo attentamente, senza farci fuorviare dalle leggende - ci dice che in Ticino, come in Svizzera, abbiamo potuto raggiungere un alto tenore di vita e di indipendenza non perché siamo un caso particolare, ma perché abbiamo lavorato sodo: per una solida concordanza tra ideologie diverse, tra interessi diversi e tra le diverse regioni linguistiche.

Abbiamo raggiunto tutto questo grazie alla continua attenzione per le condizioni di vita dei cittadini. Chi ci ha preceduto, ha scommesso sull'innalzamento del livello di vita della popolazione, non solo come progresso materiale a breve termine, ma come attenzione per la scolarizzazione dei cittadini, per il loro benessere sanitario. Da molto tempo la Svizzera ha capito che sarebbe stato vincente, in un paese senza risorse naturali, puntare sulle risorse umane.

La particolare sensibilità per il livello di istruzione dei cittadini è da secoli radicata nella nostra storia: già da secoli la Svizzera ha sviluppato una vera e propria tradizione pedagogica (pensiamo soltanto a Rousseau, Pestalozzi o Piaget). Lo stesso si può dire dell'attenzione per le condizioni di salute della popolazione: è stata proprio la Svizzera a diffondere con entusiasmo in tutto il mondo la più umanitaria delle istituzioni sanitarie: la Croce Rossa.

Lo storico Jean François Bergier ha scritto qualche anno fa: "La persona umana è sempre stata la dimensione della società svizzera, costituita da comunità ristrette e solidali nelle quali avevano una funzione ogni testa e ogni paio di braccia. L'idea di nazione fondata sulla volontà, una volontà che è necessario istruire". È questa la Svizzera nella quale non ho difficoltà a riconoscermi. La Svizzera come tema di una grande tradizione morale, umanistica e umanitaria.

E il Ticino? Il Ticino si è da sempre riconosciuto in questa tradizione, a volte addirittura precorrendo i tempi, altre volte sostenuto dalla Confederazione. Con la fragilità di chi ha dovuto muovere i primi passi in condizioni di povertà e dipendenza. Ma anche con l'entusiasmo di chi vuole arrivare lontano.

Patrizia Pesenti

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