Contenzioso fiscale: fronti irremovibili
Le posizioni di Svizzera e UE in merito al contenzioso fiscale rimangono ferme. Dopo il terzo incontro tra le autorità federali competenti e la Commissione europea svoltosi martedì a Berna, le due parti hanno rinunciato a fissare una nuova riunione.
«Questo incontro è servito a migliorare la comprensione delle rispettive posizioni», ha precisato in un comunicato il Dipartimento federale delle finanze (DFF). Le «cose non si sono praticamente mosse», ha dichiarato all’agenziaATS l’ambasciatore dell’Unione europea (UE) in Svizzera Michael Reiterer.
Sul nocciolo della questione le «posizioni continuano a divergere», si legge nel comunicato del DFF. La Svizzera ritiene sempre che l’accordo di libero scambio del 1972 non si applichi alle regolamentazioni cantonali concernenti l’imposizione delle imprese. Secondo le autorità elvetiche, non esiste quindi alcun obbligo giuridico di modificare o di abrogare queste regolamentazioni.
Bruxelles critica invece i privilegi fiscali accordati da certi cantoni sugli utili delle holding, società miste o amministrative straniere. Per l’UE, le differenze d’imposizione dei guadagni svizzeri e stranieri costituiscono una distorsione della concorrenza e non sono dunque compatibili con l’accordo di libero scambio.
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