Donazione di seme: quando le tutele nazionali non bastano
Un donatore danese il cui sperma è stato utilizzato per concepire almeno 197 bambini ha trasmesso ad alcuni di loro una rara mutazione genetica associata a un alto rischio di cancro. In Svizzera la legge rende improbabili situazioni simili, ma il caso evidenzia i limiti delle tutele nazionali di fronte alla donazione di massa e a un mercato che oltrepassa i confini.
Un’inchiesta giornalistica internazionale pubblicata a dicembre ha evidenziato un’altra conseguenza medica potenzialmente devastante dell’uso sregolato di donatori di seme: in Danimarca un donatore ha inconsapevolmente trasmesso ad alcuni dei suoi figli biologici una rara mutazione genetica associata a un rischio molto elevato di sviluppare tumori nel corso della vita. Il suo sperma è stato utilizzato per concepire almeno 197 bambini in 14 Paesi europei nel corso di 17 anni.
I bambini che hanno ereditato questa mutazione, nota come sindrome di Li-Fraumeni, rischiano di sviluppare diverse forme di cancro, tra cui leucemie, tumori cerebrali e cancro al seno. Alcuni di loro – non si ancora quanti – si sono già ammalati, e alcuni sono morti.
La Svizzera non è coinvolta nel caso, e il Paese dispone di norme sulla donazione del seme relativamente rigorose, che rendono vicende di questa portata improbabile. La legge elvetica infatti limita a otto il numero massimo di figli per donatore, anche se non specifica se si riferisca al totale nazionale o globale.
Ma queste misure non offrono garanzie assolute. Le cliniche di fertilità – in Svizzera e all’estero – non sottopongono i donatori a test per mutazioni genetiche rare come quella individuata in Danimarca, e il seme circola regolarmente oltre confine tramite criobanche internazionali. In pratica, le norme nazionali possono ridurre i rischi, ma non eliminarli del tutto.
“Far West”
Il risultato, sostengono i critici, è un mercato internazionale in cui i controlli si fermano ai confini, ma le conseguenze biologiche no. Con il seme dei donatori seriali che circola liberamente, e senza un registro internazionale che ne tenga traccia, il settore è stato descritto da un funzionario europeo come un vero e proprio “Far West”.
La domanda di donazione di seme è in aumento, trainata dall’incremento dei casi di infertilità, da un maggiore supporto sociale e politico alla procreazione medicalmente assistita e dall’inclusione della procedura nell’assicurazione sanitaria.
In Europa si stima Collegamento esternoche il mercato delle banche del seme passi da 1,57 miliardi di euro (1,46 miliardi di franchi) nel 2023 a oltre 2 miliardi di euro (1,86 miliardi di franchi) entro il 2033. La Danimarca – che ospita la più grande banca del seme al mondo, Cryos International – è il principale esportatore.
In Svizzera, tuttavia, la pratica rimane limitata rispetto ad altri Paesi con un livello simile di sviluppo socio-economico. Tra il 2001 e il 2024, secondo i datiCollegamento esterno dell’Ufficio federale della sanità pubblica, 4’782 bambini sono stati concepiti tramite donazione di sperma, circa uno ogni 400 nascite totali nello stesso periodo. Nel 2024 si sono registrate 111 nascite di questo tipo, in linea con la media annua dal 2019, e i donatori di sperma registrati erano 935 – in aumento rispetto ai 777 del 2020.
In Svizzera per leggeCollegamento esterno i donatori devono avere tra i 18 e i 45 anni e risiedere nel Paese. Nel selezionare i donatori, alle cliniche viene richiesto di prestare particolare attenzione ai potenziali rischi per la salute del futuro bambino. La normativa non specifica quali esami medici vadano effettuati, ma i centri di fertilità del Paese hanno procedure e standard molto simili. Di solito includono un’analisi del liquido seminale per valutarne la qualità (inclusa la motilità e la capacità di resistere al congelamento e allo scongelamento) e in seguito esami del sangue per escludere malattie infettive come l’HIV e l’epatite B o C.
I requisiti sono severi: un uomo fertile e in grado di concepire figli naturalmente potrebbe essere giudicato non idoneo come donatore.
“Su dieci persone che si rivolgono a noi, solo una diventa effettivamente donatore”, afferma Alessandro Santi, primario del centro di fertilità dell’Ospedale cantonale di Lugano, in Ticino. Il centro dispone di una banca del seme e offre trattamenti di procreazione medicalmente assistita, inclusa la fecondazione eterologa tramite donatore.
Test genetici limitati
Santi spiega che il centro ticinese effettua anche test genetici per alcune patologie ereditarie relativamente diffuse in Svizzera, come la fibrosi cistica e la talassemia (l’anemia mediterranea). Chi risulta portatore sano – ovvero chi possiede una mutazione genetica senza manifestarne i sintomi, ma potrebbe trasmetterla alla prole – non può donare.
“Visto che queste condizioni sono relativamente comuni, preferiamo evitare qualsiasi rischio. Se anche la madre fosse portatrice della stessa mutazione, infatti, la patologia potrebbe manifestarsi nel bambino o nella bambina”, spiega Santi.
Non esiste però uno screening sistematico per malattie genetiche rare come la sindrome di Li-Fraumeni – né in Svizzera, né nelle principali criobanche europee. Le mutazioni legate a malattie ereditarie molto specifiche, quindi, non vengono individuate attraverso i controlli di routine.
“La probabilità che due portatori sani della stessa mutazione rara si incontrino è estremamente bassa, e non riteniamo giusto imporre ai donatori esami più invasivi rispetto a quelli richiesti ai futuri genitori”, afferma Santi. Questo approccio riduce il rischio di esclusioni eccessive in un ambito in cui i donatori sono già pochi, ma implica anche che la trasmissione di mutazioni potenzialmente dannose non possa essere esclusa del tutto.
“Non possiamo escludere con assoluta certezza che quanto accaduto in Danimarca succeda anche in Svizzera”, conclude Santi. “Il rischio zero non esiste, ma il sistema si basa su un equilibrio tra misure di protezione e accessibilità”.
In Svizzera solo le coppie sposate possono accedere alla donazione di seme nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita, in modo che il partner o la partner della madre biologica sia automaticamente riconosciuto come secondo genitore legale del bambino o bambina.
L’accesso è riservato alle coppie in cui il partner maschile è infertile e, dal 2021 – anno della legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso – anche alle coppie lesbiche sposate.
Il trattamento può avvenire tramite inseminazione o fecondazione assistita. Quest’ultima è oggi l’opzione più diffusa: i tassi di successo sono più alti e consente di congelare eventuali embrioni in eccesso per future gravidanze, permettendo ai possibili fratelli e sorelle di avere lo stesso padre biologico.
L’inseminazione può avvenire solo presso centri medici autorizzati. A differenza di Paesi come la Danimarca o gli Stati Uniti, in Svizzera è illegale ordinare sperma online per l’inseminazione domestica non medicalizzata.
Sebbene i rischi genetici rari non possano essere eliminati del tutto, la donazione di massa ne amplifica le possibili conseguenze. Molti Paesi limitano il numero di volte in cui lo sperma di un singolo donatore può essere utilizzato, sia per contenere i rischi genetici sia per affrontare altre problematiche legate ai figli dei donatori seriali, come l’impatto psicologico di avere numerosi fratelli e sorelle biologici e il rischio di consanguineità.
In Svizzera il seme di un singolo donatore può essere utilizzato per un massimo di otto nascite. Altri Stati europei prevedono limiti simili, anche se non è sempre chiaro se si applichino a livello nazionale o internazionale: in Spagna il limite è di sei figli per donatore; in Francia di dieci. Il Belgio limita la donazione a un massimo di sei famiglie, il che può tradursi in più di sei figli se la stessa donna ha più gravidanze con lo stesso donatore.
Negli Stati Uniti invece non esiste un limite nazionale giuridicamente vincolante, anche se l’American Society for Reproductive Medicine raccomandaCollegamento esterno un massimo di 25 gravidanze per donatore in una popolazione di circa 800’000 abitanti.
Assenza di controlli
Nei Paesi privi di un registro nazionale dei donatori, le cliniche non possono sapere se un individuo abbia già fornito sperma altrove e non sono quindi in grado di garantire il rispetto dei limiti previsti dalla legge. La Svizzera dispone di un registro nazionale dal 2001, anno in cui la donazione anonima è stata vietata.
Anche dove il registro esiste, però, vale solo entro i confini del Paese. I limiti sul numero di figli si applicano quindi solo a livello nazionale – una volta esportato, il seme difficilmente può essere tracciato e sottoposto a un tetto massimo.
Diversi casi di alto profilo hanno evidenziato come le norme nazionali vengano aggirate. La Danimarca, ad esempio, nel 2012 ha inasprito le regole imponendo un limite di 12 famiglie per donatore dopo che un uomo aveva trasmesso una mutazione genetica ad alcuni dei suoi 43 figli biologici – ben oltre il tetto di 25 previsto all’epoca. Nei Paesi Bassi il caso di Jonathan Meijer, il donatore seriale protagonista della docu-serie Netflix, ha portato alla creazione di un registro nazionale, operativo a partire dall’aprile 2025.
Anche l’Unione Europea è intervenuta. Nel 2024 il Parlamento europeo ha approvato alcune normeCollegamento esterno sulle Sostanze di origine umana (SoHO) che stabiliscono nuovi requisiti per diversi tessuti umani, tra cui sangue e sperma. Il regolamento, che entrerà in vigore nell’agosto 2027, impone agli Stati membri di istituire registri nazionali dei donatori per monitorare il rispetto dei limiti nazionali. Non è invece prevista la creazione di un registro unico a livello europeo né l’introduzione di un tetto complessivo per i 27 Paesi dell’Unione.
Un registro europeo?
Le nuove norme non affrontano però la dimensione internazionale del problema. I limiti ai donatori restano nazionali, mentre il seme può essere venduto ed esportato in altri Paesi tramite le criobanche internazionali. Al momento è impossibile sapere con certezza quante persone, nel mondo, siano state concepite tramite lo stesso donatore. L’assenza di un registro comune inoltre rende difficile identificare e contattare tutte le famiglie coinvolte quando emerge un problema.
“Senza un registro europeo, senza norme e controlli a livello europeo, questo mercato internazionale assomiglia – detto francamente – a un Far West”, ha scritto il ministero della Salute belga in una lettera apertaCollegamento esterno alla Commissione europea nel dicembre 2025. Dopo il caso danese, il Belgio ha chiesto un maggior coordinamento tra gli Stati membri dell’UE, con regole più stringenti sulla tracciabilità dei donatori e sull’applicazione dei limiti nazionali.
L’iniziativa è stata sostenuta da diversi altri governi, tra cui Paesi Bassi, Francia e Spagna. All’inizio del 2025, anche i comitati etici nazionali di Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia hanno chiestoCollegamento esterno pubblicamente la creazione di un registro europeo dei donatori di seme.
Le nuove norme SoHO dell’UE – ed eventuali misure future, come un tetto europeo ai donatori – non si applicano direttamente alla Svizzera. Ma una normativa e un registro comuni in tutta l’Unione potrebbero avere ricadute pratiche per le cliniche svizzere, soprattutto per quanto riguarda l’importazione di seme, che è attualmente consentita nel Paese.
Alcuni centri, tuttavia, preferiscono non farlo, proprio per evitare il rischio di superare il limite legale di otto figli per donatore, tenendo conto di possibili nascite avvenute in altri Paesi. “Abbiamo una banca interna: nella stragrande maggioranza dei casi utilizziamo seme raccolto direttamente nel nostro centro”, spiega Santi. “Importare dall’estero, al momento, comporta un rischio che non possiamo controllare”.
In alcuni Paesi, come il Regno Unito, la Danimarca e gli Stati Uniti, le famiglie possono scegliere personalmente il proprio donatore consultando il catalogo di una banca del seme.
Questi cataloghi a volte sono disponibili online. È sufficiente registrarsi sul sito della European Sperm Bank, ad esempio, per visionare i profili dei donatori, che includono le loro caratteristiche fisiche – come altezza, colore degli occhi e dei capelli – una breve descrizione della personalità e una fotografia dell’infanzia. Altre piattaforme forniscono dettagli su livello di istruzione e interessi personali, oltre a registrazioni vocali e fotografie da adulti.
Alcune banche, come Cryos International, applicano tariffe diverse in base al profilo del donatore: il seme di un individuo disposto a rivelare la propria identità o che ha fornito informazioni più dettagliate avrà un costo maggiore. Anche l’uso previsto (per fecondazione eterologa in clinica o inseminazione domestica) influisce sul costo del servizio.
In Svizzera i futuri genitori non possono scegliere il donatore. Il personale medico del centro di fertilità seleziona un individuo con caratteristiche fisiche di base (come colore degli occhi, dei capelli e della pelle) simili a quelle del genitore non biologico, per favorire una somiglianza familiare.
Articolo a cura di Nerys Avery/vm/ts
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