Scalata al potere difficile per i piccoli partiti
In Svizzera, i grandi partiti si spartiscono da un secolo oltre l’80% dell’elettorato, lasciando soltanto le briciole agli schieramenti minori. Quest’anno, però, due nuove forze politiche potrebbero emergere dalle elezioni federali di ottobre e consolidare le loro aspirazioni a livello nazionale.
Nelle elezioni federali del 1918, data dell’introduzione del voto proporzionale in Svizzera, il Partito liberale radicale (PLR), il Partito Popolare democratico (PPD), il Partito socialista (PS) e l’Unione democratica di centro (UDC) avevano conquistato l’88% dei voti. Da allora i rapporti di forze tra di loro sono cambiati, ma gli stessi quattro partiti continuano a reggere saldamente le redini della politica svizzera con il sostegno di oltre quattro elettori su cinque.
Dall’estrema sinistra fino all’estrema destra, decine di altri schieramenti politici hanno tentato in questo ultimo secolo la scalata verso il potere. Solo due partiti sono riusciti però a superare per due elezioni consecutive la soglia del 5% delle schede.
È stato il caso tra gli anni ’60 e ’70 dell’Anello degli indipendenti, sparito nel frattempo dalla scena politica nazionale. Negli anni ’80 è poi emerso il Partito ecologista svizzero (PES), che ha approfittato della crescente sensibilità ambientale per salire fino a quasi il 10% dei voti nelle ultime elezioni del 2007. Il PES continua però a rimanere all’ombra dei “grandi”, che non gli hanno concesso finora nessun seggio in governo.
Nuovo partito Verde
Attualmente, a fianco dei quattro maggiori partiti e del PES, sette formazioni politiche minori sono rappresentate in parlamento. Tutti assieme, i “piccoli” dispongono solo di una quindicina dei 246 seggi disponibili in parlamento. In base ai sondaggi elettorali, solo due di loro avrebbero un certo potenziale di crescita alle elezioni del 23 ottobre.
Si tratta in primo luogo dei Verdi liberali (VL), uno schieramento creato nel 2004 nel canton Zurigo da alcuni membri dissidenti del PES, che contestavano la linea spiccatamente di sinistra seguita dal loro ex partito. I VL si battono a loro volta in favore di una politica più ecologica, ma in campo economico e sociale difendono posizioni vicine a quelle dei partiti del centro. Ai loro occhi, l’ambiente non va protetto con divieti e imposizioni, ma impiegando piuttosto gli strumenti dell’economia di mercato e sostenendo le aziende innovative nel settore delle energie rinnovabili.
I VL hanno ottenuto il 2,1% dei voti nel 2007, ma da allora sono riusciti ad insediarsi in una quindicina di cantoni e sembrano in grado di raggiungere un 5% dei voti alle prossime elezioni. Questo partito propone infatti un messaggio allettante per l’elettorato, in particolare i giovani: salvaguardare l’ambiente per le generazioni future, ma senza sacrifici a livello economico.
Futuro incerto per il PBD
L’altra forza minore emergente è il Partito borghese democratico (PBD), nato nel 2008 in seguito ad una scissione avvenuta all’interno di tre sezioni cantonali dell’UDC. Nel PBD è confluita l’ala moderata dell’UDC, che considerava troppo intransigente la politica seguita dalla direzione del partito di destra.
Il nuovo schieramento politico, che si colloca a sua volta al centro, difende posizioni pragmatiche e sostiene in particolare gli interessi delle piccole e medie aziende. Provvisto di una buona base elettorale soltanto in pochi cantoni, il PBD potrebbe ottenere un 3% di voti il prossimo 23 ottobre.
Il futuro di questo partito è strettamente legato alla permanenza in governo di Eveline Widmer-Schlumpf, che aveva aderito tre anni fa al PBD, dopo essere stata estromessa dall’UDC. Se la ministra dovesse riuscire a conservare il suo seggio in occasione della rielezione del governo in dicembre, i borghesi democratici disporranno di una certa visibilità mediatica per espandersi nei prossimi anni. Se non fosse il caso, il PBD rischia di esser confinato ad un ruolo marginale.
Elettorato di nicchia
Mentre i VL e il PBD sembrano avere un certo margine di crescita – a scapito soprattutto dei due grandi partiti di centro, ossia il PLR e il PPD – gli altri 5 schieramenti minori presenti in parlamento non appaiono in grado, secondo i sondaggi, di conquistare più di 1 a 3 seggi in ottobre. Si tratta di partiti sostenuti negli ultimi decenni da un elettorato di nicchia, piuttosto stabile, ma spesso limitato a pochi cantoni.
Nel 2004 solo il Partito evangelico svizzero era riuscito a superare il 2% dei voti. Fondato quasi un secolo fa, questo partito è ancora oggi legato ad una visione politica fondata su valori evangelici. Difende posizioni vicine alla sinistra in campo sociale e nel contempo principi conservatori in ambito di protezione della vita umana e costumi sociali.
Pure d’ispirazione cristiana, l’Unione democratica federale si situa su posizioni decisamente conservatrici, in difesa della famiglia e delle tradizioni nazionali. A destra figura inoltre la Lega dei ticinesi, un partito populista presente solo nel canton Ticino, che si batte tra l’altro contro ogni apertura della Svizzera nei confronti dell’UE e in favore di una politica d’immigrazione restrittiva.
Sulla sponda opposta si trova invece La Sinistra, che raccoglie principalmente partiti del lavoro e partiti comunisti tuttora esistenti nella Svizzera francese. Questi schieramenti, che avevano raggiunto il 5% dei voti oltre mezzo secolo fa, sono scesi già da qualche tempo al di sotto dell’1%. Sempre a sinistra si situa il Partito cristiano sociale, un partito d’ispirazione cattolica che incarna l’ala sociale del PPD.
Visibilità mediatica
Dotati di risorse umane e finanziarie molto inferiori a quelle delle principali forze politiche, i piccoli partiti riescono generalmente a strappare dei mandati parlamentari soltanto nei grandi cantoni, in cui sono in palio numerosi seggi. Nonostante le scarse chance di successo le elezioni federali rivestono tuttavia una grande importanza anche per loro.
La campagna elettorale permette infatti anche ai partiti minori di attirare l’attenzione e di rafforzare la loro visibilità nei cantoni in cui sono presenti. Inoltre, i loro rappresentanti eletti possono far sentire la loro voce in parlamento e attirare l’attenzione degli altri partiti e dell’opinione pubblica sui temi specifici sui quali si fonda la loro visione politica.
La politica svizzera è tradizionalmente dominata da quattro grandipartiti di governo: l’Unione democratica di centro (28.9% degli elettori nel 2007), il Partito socialista (19.5%), il Partito liberale radicale (17.7%) e il Partito popolare democratico (14.5%).
Da diversi anni si registra però una costante crescita del Partito ecologista svizzero, che ha ormai raggiunto la barra simbolica del 10% (9.6%).
Altri due partiti – nati da scissioni – si stanno ritagliando spazio: i Verdi liberali (separatisi dagli ecologisti nel 2004) e il Partito borghese democratico (separatosi dall’Unione democratica di centro nel 2008). Stando ai sondaggi, i Verdi liberali raccoglierebbero alle elezioni del 23 ottobre il 5% dei voti, mentre i borghesi democratici il 3%.
I Verdi liberali contano attualmente 7 eletti (5 deputati e 2 senatori), così come il Partito borghese democratico (6 deputati e un senatore), che però ha pure un ministro nell’esecutivo (Eveline Widmer-Schlumpf, inizialmente eletta come UDC).
In parlamento siedono anche cinque partiti minori che complessivamente rappresentano il 5.5%
dell’elettorato dispongono ciascuno da uno a tre rappresentanti. In questa legislazione si tratta della Lega dei ticinesi, dell’Unione democratica federale, del Partito cristiano-sociale, della Sinistra e del Partito evangelico.
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