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Pomodori economici spagnoli, un’era al capolinea?

Quattro cassette contenenti pomodori di diversi colori.
A seconda della varietà, un singolo seme di pomodoro può costare a chi li coltiva più un euro. Swissinfo / Anand Chandrasekhar

Arriva dalla Spagna la maggior parte della frutta e verdura d’importazione in vendita nei supermercati svizzeri. Tuttavia, salari più elevati, regolamentazioni più severe e la concorrenza proveniente da fuori Europa stanno erodendo il record iberico.

L’autostrada A7, anche nota come autostrada del Mediterraneo, costeggia la parte orientale della Costa del Sol nella Spagna meridionale. Si tratta di una regione particolarmente amata da chi dal Regno Unito e dalla Germania si reca nella penisola iberica per turismo o per godersi la pensione. Le auto a noleggio e i taxi che trasportano alle località balneari, e alle seconde case costruite durante il boom immobiliare degli anni 2000, condividono la carreggiata con camion che consegnano frutta e verdura al resto d’Europa.

camion
Circa il 95% delle esportazioni spagnole di frutta e verdura viene trasportato su camion. Nel 2025, tale volume ammontava a 12,6 milioni di tonnellate su un totale di 13,2 milioni di tonnellate di esportazioni di prodotti freschi. Swissinfo / Anand Chandrasekhar

A metà strada tra Malaga e Almería, spiagge e resort lasciano il posto a distese di serre in plastica incastonate tra le aride colline e il mare. La città di El Ejido sorge a poca distanza da Almería. Come un’isola, circondata da 13’000 ettari di serre in plastica, è il simbolo della supremazia spagnola nella produzione di pomodori, cetrioli e peperoni.

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El Ejido è l’epicentro del cosiddetto mar de plástico (mare di plastica), che copre quasi 40’000 ettari (4,5 volte la superficie della città di Zurigo) della pianura costiera del Campo de Dalías, provincia di Almería. Si tratta della più grande concentrazione di serre in plastica al mondo. Secondo il Ministero iberico dell’agricoltura, oltre 16’000 serre producono circa il 40% delle verdure fresche consumate in Europa durante autunno e inverno. Nel 2025, un terzo delle importazioni svizzere di ortaggi è arrivato dalla Spagna.

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La manodopera a basso costo e un clima quasi perfetto garantiscono al continente un flusso costante di verdure fuori stagione, a prezzi con i quali nessun altro Paese è in grado di competere. Per esempio, nel 2025 il prezzo medio alla produzione di 100 kg di pomodori ramati spagnoli era di 91,41 euro (84,30 franchi), contro 120,49 euro per quelli belgi. La differenza è ancora più marcata nei mesi freddi.

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Tuttavia, il sistema basato su manodopera immigrata a basso costo potrebbe essere giunto al capolinea. Il mondo agricolo è sotto pressione, da un lato a causa dell’aumento dei salari e dall’altro in virtù delle richieste dei supermercati, che chiedono prezzi bassi e condizioni di lavoro eque. Infine, bisogna anche fare i conti con le diffuse preoccupazioni del pubblico sull’uso di pesticidi.

Coltivazione intensiva

José Antonio Cánovas Zafra è un produttore di frutta e verdura di quarta generazione, che gestisce 1’500 ettari di terreni ad Almería, Murcia, Alicante e Albacete. La sua azienda, Kernel Exports, distribuisce in tutta Europa, e anche nei supermercati elvetici. Circa l’80% delle vendite avviene tramite contratti a prezzo fisso stagionale concordati in anticipo, ma l’azienda coltiva anche prodotti specifici su richiesta.

Un uomo
“Tutti vogliono parlare di sostenibilità, ma continuano a vedere prezzi molto bassi sugli scaffali dei supermercati”, dice José Antonio Cánovas Zafra, agricoltore spagnolo di quarta generazione. Swissinfo / Anand Chandrasekhar

“Un supermercato svizzero si è ritrovato con una carenza di albicocche biologiche e per soddisfare la sua richiesta, ne abbiamo piantate su 65 ettari. Un altro rivenditore elvetico ha smesso di rifornirsi di fagioli dal Marocco e da allora siamo noi a coltivarli per lui in modo biologico”, racconta a Swissinfo.

Zafra impiega nelle sue aziende agricole 250 persone. Molte sono originarie del Sud America o del Marocco, ma la maggior parte è arrivata da India e Pakistan per lavorare nell’edilizia durante il boom immobiliare degli anni 2000, e ha poi dovuto trovare un impiego alternativo in seguito al crollo dei mercati del 2008.

“Negli ultimi cinque anni, il salario minimo è aumentato di oltre il 30%. Non competiamo solo con prodotti europei, ma anche con quelli provenienti da Sud America, Nord Africa, Sudafrica ed Europa orientale, dove il costo del lavoro è meno della metà di quello spagnolo”, precisa.

Secondo il sindacato Comisiones Obreras, il divario salariale tra forza lavoro migrante e spagnola è sceso dal 38,2% nel 2022, al 29,1% attuale. Un miglioramento dovuto in gran parte agli aumenti del salario minimo, di cui beneficia soprattutto la forza lavoro migrante poiché è più spesso impiegata in lavori meno retribuiti.

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Secondo i dati di Eurostat, il costo orario del lavoro in Spagna rimane comunque uno dei più competitivi d’Europa: 26,40 euro l’ora, inferiore alla media UE (34,90 euro) e a quello di Paesi concorrenti come Italia (32 euro) o Paesi Bassi (47,90 euro).

Tuttavia, i supermercati non sono disposti a far pesare sui consumatori i maggiori costi di produzione. Nonostante relazioni di lunga data con supermercati in tutto il continente, Zafra subisce costantemente pressioni per offrire prodotti di qualità a prezzi bassi. Ha raccontato a Swissinfo che un supermercato (che preferisce non nominare) ha rifiutato la sua richiesta, dovuta all’inflazione legata alla guerra in Iran, di aumentare di 0,04 franchi il prezzo di meloni che era stato contrattato a 0,62 franchi al chilo.

“Dopo due settimane di trattative, abbiamo ottenuto solo un aumento di 0,025 franchi. Per un supermercato 0,04 franchi sono briciole, ma per noi possono fare la differenza tra sopravvivere o andare in perdita”, commenta.

Regolamentazione sui pesticidi

Oltre alle questioni legate al costo del lavoro, in seguito ad alcuni episodi avvenuti nel passato, consumatori e supermercati sono cauti sull’uso di pesticidi nei prodotti spagnoli. Nella stagione 2006-2007, la reputazione di Almería fu compromessa dopo la scoperta nei peperoni di livelli di residui di pesticidi superiori al consentito, fra i quali c’era anche il proibito isofenphos-metile. I supermercati europei sospesero per settimane la vendita di peperoni di Almería e le esportazioni calarono del 20%.

coltivazione in serra di peperoni.
Insieme ai pomodori, i peperoni costituiscono il pilastro delle esportazioni agricole di Almería. Swissinfo / Anand Chandrasekhar

Secondo l’Eurobarometro 2025 sulla sicurezza alimentare nell’UE, tra i rischi indicati al primo posto da consumatori e consumatrici ci sono i contaminanti chimici (28%), seguiti da additivi (17%), qualità (14%) e costo (12%). Tra i temi più citati figurano i residui di pesticidi negli alimenti (39%) e quelli di antibiotici, ormoni o steroidi nella carne (36%).

In risposta a queste preoccupazioni, negli ultimi 25 anni l’UE ha ridotto le sostanze autorizzate nei pesticidi da oltre 1’000 a circa 500 (di cui il 25% è considerato a basso rischio). Fatto, questo, che limita le opzioni a disposizione del mondo agricolo spagnolo per conservare un sistema di coltivazione intensivo. Inoltre, i supermercati impongono standard propri, che spesso superano quelli di Bruxelles.

“La legislazione europea non è ritenuta soddisfacente dalla nostra clientela, e ognuno stabilisce i propri protocolli per sostanze e livelli massimi di residui che ritengono accettabili. Non possiamo trattare le piante, non possiamo controllare gli afidi, e la sfida maggiore è mantenere la stessa qualità con strumenti limitati”, sostiene Zafra.

cartellone pubblicitario
I cartelloni pubblicitari ad Almería tendono a promuovere servizi e prodotti legati al settore ortofrutticolo piuttosto che al settore immobiliare o alla moda. Swissinfo / Anand Chandrasekhar

I supermercati rossocrociati Coop e Migros hanno confermato di spingersi oltre gli standard minimi stabiliti dalla legge, imponendo proprie liste di sostanze vietate e limiti complessivi ai pesticidi.

“Per ogni categoria di prodotto, ci sono limiti specifici su residui multipli. Significa che nel prodotto potranno essere presenti solo residui di un numero ristretto di fitosanitari. E questo, anche laddove una singola sostanza sia presente in misura che non superi il massimo stabilito dalla legge”, ci ha scritto un rappresentante di Migros.

Gli standard dei supermercati svizzeri vanno, inoltre, oltre la fase di coltivazione in serra. Ad esempio, possono estendersi al trattamento post-raccolta, alla lavorazione, allo stoccaggio e al trasporto.

“Una differenza fondamentale è che noi non ci limitiamo a valutare i singoli limiti massimi di residui previsti dalla legge, ma definiamo requisiti aggiuntivi lungo l’intera catena di approvvigionamento”, ci ha confermato un rappresentante di Coop.

Per affrontare la riduzione delle soluzioni chimiche consentite dalle leggi, la Spagna punta su alternative, come lo sviluppo di varietà vegetali più resistenti. Questa strategia è uno dei motivi per cui Syngenta ha investito 10 milioni di dollari (8 milioni di franchi) in un centro di ricerca e sviluppo a El Ejido, Almeria, proprio al centro dell’oceano di plastica. Il gruppo di ricerca della grande multinazionale spera di arrivare a identificare malattie emergenti nei campi e nelle serre, con l’obiettivo di sviluppare a tempo di record varietà vegetali resistenti.

“Ogni due anni emerge un nuovo patogeno delle piante. Sviluppare una varietà resistente richiede anni, il che significa che gli agricoltori spruzzano una maggiore quantità di prodotto, oppure passano ad altre colture”, dice Uri Krieger, responsabile globale della R&S (ricerca e sviluppo) per Syngenta Vegetable Seeds.

In genere, l’introduzione tramite il metodo convenzionale del reincrocio (backcrossing) di una nuova caratteristica, come la resistenza alle malattie, in una varietà commerciale richiede dai sei ai sette anni. Syngenta può accelerare il processo fino a tre-quattro anni identificando le piante più promettenti sulla base di caratteristiche preselezionate, utilizzando marcatori genetici e dati sulle prestazioni ottenute nella pratica. L’azienda sta inoltre puntando sul miglioramento genetico anziché sui prodotti chimici, poiché lo sviluppo di un nuovo pesticida commercialmente valido costa circa 300 milioni di dollari e richiede 12 anni.

stabilimento industriale visto dall'alto
La Syngenta, azienda svizzera specializzata in tecnologia agricola, ha inaugurato il suo nuovissimo centro di ricerca, costato dieci milioni di dollari. Syngenta

L’automazione come possibile soluzione

Un altro modo per contenere i costi è l’automazione. La cooperativa Vicasol riunisce oltre 1’000 contadini e gestisce 90’000 tonnellate di pomodori ogni anno. Solo per quella linea di produzione, in tre anni ha investito sei milioni di euro in tecnologie come sistemi di selezione con intelligenza artificiale (IA), bracci robotici e veicoli autonomi per il trasporto. Inclusi sistemi di selezione con IA e telecamere multispettrali per l’analisi della qualità, bracci robotici per caricare e scaricare la frutta dai pallet e veicoli a guida autonoma (AGV), in grado di trasportare e monitorare i prodotti nel magazzino.

Vicasol esporta circa l’80% dei suoi pomodori in Paesi come Germania, Francia, Polonia, Svizzera e Regno Unito. In inverno, considerato alta stagione, il magazzino opera 24 ore su 24.

Vicasol ha preferito non condividere con Swissinfo informazioni sui risparmi ottenuti grazie al suo investimento nell’automazione. Secondo la ditta francese MAF RODA, i cui sistemi sono stati installati presso Vicasol, si tratta di progetti altamente personalizzati e i cui risultati dipendono dalle caratteristiche di ogni progetto, e dal livello iniziale di automazione di un magazzino.

“Alcuni clienti hanno tagliato il personale su una linea di calibratura preliminare da 30 persone, per giungere all’intera gestione del magazzino con sole cinque persone per turno. Ciò rappresenta una riduzione annuale approssimativa del 33% dei costi di manodopera”, dice María Cabello, direttrice del settore marketing e comunicazione di MAF RODA.

Secondo Cabello, l’investimento si ammortizza in 2,5-4 anni. Considerata l’aspettativa di vita del sistema di 10-15 anni, sarebbe dunque praticamente certo che si finisca per recuperare quanto investito. Oltre ai risparmi sui costi, l’automazione aumenta anche la flessibilità del magazzino, in particolare perché consente la gestione automatica di un’ampia varietà di configurazioni d’imballaggio, dice Cabello.

Tuttavia, a livello agricolo l’automazione resta limitata in Europa, e la Spagna è particolarmente in ritardo. Uno studio del 2025 della Commissione europea ha mostrato che il 36% delle aziende agricole iberiche non adotta tecnologie digitali, seconde solo al 40% dell’Irlanda. In testa alla classifica, invece, svetta la Polonia, dove solo il 4% delle ditte del settore non utilizza sistemi digitali.

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Il Piano strategico iberico per lo sviluppo agricolo sostenibile 2023-2027, sotto l’egida della Politica agricola comune UE (CAP), prevede 1,5 miliardi di euro per tecnologie digitali e agricoltura di precisione. Fra cui sussidi per irrigazione intelligente, strumenti di monitoraggio e sistemi digitali di supporto alla presa di decisioni. Tuttavia, si tratta di solo il 3% di quasi 48 miliardi di euro di fondi CAP per il periodo in questione.

“La digitalizzazione è necessaria per prendere decisioni più accurate. Il mondo agricolo spagnolo è resiliente, ma questo non giustifica la mancanza d’iniziativa”, commenta il sindaco di El Ejido, Francisco Góngora Cara.

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A cura di Virginie Mangin/ts

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