The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera

Un’economia troppo sana per la campagna elettorale

Solo il rafforzamento del franco svizzero, che minaccia le esportazioni, suscita attualmente preoccupazione sul fronte economico Keystone

A pochi mesi dalle elezioni, l’economia svizzera vanta un ottimo stato di salute: la crescita è superiore alla media europea, la disoccupazione è in calo e le casse statali registrano eccedenze. Un quadro troppo positivo per far leva sui voti di malcontento e alimentare la campagna elettorale.

Dopo la recessione del 2009, l’economia elvetica si è già notevolmente risollevata ed oggi la Svizzera si ritrova in una situazione invidiabile rispetto a molti altri paesi europei, che stentano ad uscire dalla recente crisi economico-finanziaria e si sono pesantemente indebitati.

I principali indicatori economici parlano chiaro. Il Prodotto interno lordo (Pil) elvetico è cresciuto del 2,6% l’anno scorso, contro l’1,8% in media per i membri dell’Unione europea. Il debito pubblico non supera il 40% del Pil (UE: 80%) e la disoccupazione è scesa nel maggio scorso al di sotto del 3% (UE: 9,5%).

Nonostante alcune nubi all’orizzonte – a cominciare dalla forza del franco che minaccia in particolare le esportazioni – il quadro economico è piuttosto rassicurante. Così rassicurante che, a differenza di quanto succede in quasi tutti gli altri paesi, in Svizzera l’economia non predomina i dibattiti della campagna elettorale.

Visioni diverse

Ciò non significa però che le forze politiche di destra, centro e sinistra abbiano raggiunto una concordanza in ambito di politica economica. I maggiori partiti si mostrano già divisi nell’interpretare le ragioni che sono alla base del buon andamento economico. Il Partito liberale radicale (PLR) e il Partito popolare democratico (PPD) – i due schieramenti del centro che hanno determinato più di tutti la politica svizzera degli ultimi decenni – se ne attribuiscono in buona parte i meriti.

“Siamo riusciti da molto tempo a costruire uno Stato che offre un’immagine di stabilità e di affidabilità. Queste qualità sono sicuramente le ragioni principali del successo duraturo dell’economia svizzera, che si basa sulla pace sociale, una solida economia di mercato e condizioni quadro favorevoli alle aziende straniere interessate ad investire nel nostro paese”, afferma Pirmin Bischof, deputato del PPD.

“Abbiamo seguito anche in questi ultimi anni una politica dettata da una chiara volontà di moderazione e di equilibrio. A differenza di molti altri paesi europei, non abbiamo varato dei programmi smoderati di rilancio congiunturale e non ci siamo indebitati oltre misura per coprire le debolezze del settore finanziario”, gli fa eco Philipp Müller, consigliere nazionale del PLR.

Programma di rilancio moderato

Una visione in parte relativizzata dai partiti di destra e di sinistra. “Sicuramente la Confederazione è intervenuta intelligentemente, evitando di indebitarsi in modo sconsiderato. La crescita economica di questi ultimi anni va però attribuita anche all’incremento dell’immigrazione: se il numero degli stranieri cresce ogni anno dell’1% è chiaro che anche il Pil aumenta nella stessa misura, ma si tratta di una crescita artificiale”, dichiara Hans Kaufmann, deputato dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice).

“Probabilmente la Svizzera ha anche approfittato in questa ultimi crisi dei massicci programmi di rilancio economico varati dagli altri Stati europei. Siamo un paese esportatore: molte aziende svizzere hanno quindi tratto vantaggio della ripresa congiunturale nei paesi vicini”, afferma Hans-Jürg Fehr, consigliere nazionale del Partito socialista (PS).

Mentre diversi Stati europei hanno stanziato decine e, in alcuni casi, centinaia di miliardi di franchi per rilanciare le loro economie, negli ultimi tre anni la Confederazione ha impiegato soltanto poco più di 3 miliardi per i suoi programmi di stabilizzazione congiunturale. Già troppo per la destra e troppo poco invece per la sinistra.

“Abbiamo lanciato dei programmi di sostegno congiunturale totalmente inutili, soltanto perché tutti volevano dei soldi dallo Stato. Ora se ne vedono le conseguenze: il settore immobiliare, che ha beneficiato più di tutti di questi aiuti, è attualmente surriscaldato”, ritiene Hans Kaufmann. Per Hans-Jürg Fehr, invece, la Confederazione avrebbe potuto fare di più, ma “i programmi si sono rivelati comunque utili, in particolare per sostenere il settore turistico e ridurre la disoccupazione giovanile”.

Posizioni tradizionali

Il buon andamento economico non stimola lo spirito innovativo da parte dei partiti in campo economico. L’unico elemento nuovo è la promozione delle tecnologie cleantech, per creare posti di lavoro, sostenuta dai Verdi e da altri schieramenti. Per il resto, nei loro programmi elettorali i maggiori partiti si limitano a ribadire le loro tradizionali posizioni in campo economico.

I socialisti chiedono l’introduzione di un salario minimo, un servizio pubblico universale e il rafforzamento della piazza economica, per garantire posti di lavoro in Svizzera. “Le continue crisi dei mercati finanziari hanno evidenziato la necessità di rafforzare l’economia reale – ossia l’industria, il commercio, i turismo – rispetto al settore bancario, che ha assunto un peso troppo grande in Svizzera”, spiega Hans-Jürg Fehr.

Per l’UDC – che vorrebbe rinegoziare gli accordi sulla libera circolazione delle persone conclusi con l’UE – l’economia svizzera deve rimanere innanzitutto indipendente nei confronti dei Ventisette. “Ci siamo avvicinati troppo ad alcuni mercati, in particolare a quello dell’UE, ed ora ne risentiamo subito ogni crisi. In futuro l’economia svizzera dovrà ridurre questa dipendenza, concludendo accordi di libero scambio con altri paesi, ad esempio le economie emergenti”, indica Hans Kaufmann.

Tra le priorità dei due partiti di centro, PLR e PPD, figurano i posti di lavoro, le piccole e medie imprese e condizioni quadro favorevoli per attirare investimenti e aziende straniere. “Vogliamo continuare a garantire un’economia di mercato libera e nel contempo sociale. Questo equilibrio ha rappresentato finora la ricetta di successo della Svizzera e va protetto anche in futuro dalle pretese dei due poli estremi, che minacciano la nostra stabilità”, dichiara Pirmin Bischof.

Priorità economiche dei maggiori partiti svizzeri:

Unione democratica di centro: meno imposte e meno spese statali, più mercato e meno burocrazia, posti di lavoro sicuri, protezione della proprietà privata.

Partito socialista: 100’000 nuovi posti di lavoro tramite investimenti nelle energie rinnovabili, salario minimo garantito invece del dumping salariale, cassa malati pubblica per tutti.

Partito liberale radicale: condizioni quadro favorevoli alle piccole e medie aziende, creazione di posti di lavoro, accesso ai mercati internazionali, meno burocrazia.

Partito popolare democratico: creazione di posti di lavoro tramite la promozione di progetti cleantech, accesso ai principali mercati, alleggerimenti fiscali mirati.

Partito ecologista svizzero: passaggio ad un’economia verde basata sull’innovazione e le energie rinnovabili, creazione di posti lavoro nel settore cleantech e distribuzione più equa delle risorse.

Partito borghese democratico: politica finanziaria equilibrata per il settore pubblico, piazza economica concorrenziale, spirito aziendale cosciente e responsabile.

Crescita del Prodotto interno lordo (PIL) della Svizzera:

2007: + 3,6%

2008: + 1,9%

2009: – 1,9%

2010: + 2,6%

2011: + 2,1% (previsione Seco)

2007: 3,3%

2008: 2,8%

2009: 3,3%

2010: 4,5%

2011: 2,9% (fine maggio)

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR