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Bernard Rappaz ricoverato d’urgenza

Il controverso canapaio vallesano, che da 51 giorni rifiuta qualsiasi nutrimento, è stato trasferito sabato all'ospedale di Sion in uno «stato di ipoglicemia grave». Rappaz aveva iniziato un nuovo sciopero della fame a fine agosto quando, in seguito a una decisione della Corte suprema, era stato riportato in carcere.

Ecologista, agricoltore e attivista per la depenalizzazione della cannabis, Bernard Rappaz è stato condannato in via definitiva a cinque anni e otto mesi per violazione grave della legge federale sugli stupefacenti e per amministrazione infedele aggravata. È stato riconosciuto colpevole di aver prodotto a venduto sull’arco di quattro anni 3,75 tonnellate di canapa e suoi derivati.

Incarcerato il 22 marzo, ha avviato un digiuno che nel giro di una quarantina di giorni lo ha debilitato. In maggio gli sono state concesse due settimane di arresti domiciliari per ristabilire le condizioni fisiche. Appena riportato in prigione, aveva ricominciato lo sciopero della fame. Dopo un ricovero all’ospedale, alla fine di luglio gli erano di nuovo stati accordati gli arresti domiciliari, in attesa della sentenza del Tribunale federale sul suo ricorso. Ricorso che la Corte suprema ha poi respinto a fine agosto, confermando così la pena di cinque anni e otto mesi inflitta al canapaio.

Ora, dopo 51 giorni di sciopero della fame, Rappaz è stato nuovamente ricoverato in ospedale a Sion per «ipoglicemia grave», ha spiegato l’amico Boris Ryser confermando un’informazione della televisione romanda. Per il momento non viene alimentato a forza, ma nella sentenza di agosto il Tribunale federale ha dato via libera a questa misura estrema in modo da evitare lesioni irreversibili o addirittura il decesso di Rappaz.

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