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Dei mediatori discreti per risolvere i conflitti

In occasione del decimo anniversario del Centro Henry Dunant, il nuovo presidente onorario della fondazione Javier Solana ha sottolineato che in futuro la mediazione discreta del centro sarà più che mai necessaria per facilitare il dialogo tra governi e attori non statali.

"La rarefazione delle risorse, in particolare petrolio e acqua, accrescerà le tensioni e farà scoppiare nuovi conflitti in un mondo sempre più complesso", ha messo in guardia lunedì sera a Ginevra l'ex Alto rappresentante dell'Unione europea per la politica estera, nominato in marzo presidente onorario del Centro Henry Dunant.

Per questa ragione, "il lavoro di mediazione discreta" acquisterà un'importanza sempre più grande.

Il direttore del centro, Martin Griffiths, ha ricordato che nel corso dell'ultimo decennio la sua organizzazione è stata attiva in 15 conflitti, dall'Indonesia (Aceh) al Nepal, dal Sudan al Kenia, dal Burundi alla Repubblica centrafricana, passando dalla Filippine. Attualmente, gli sforzi di mediazione concernono 10 conflitti.

"Il centro ha tre vantaggi", ha sottolineato Griffiths. Essendo un'organizzazione non governativa, non ha un'agenda politica nascosta. Il suo stile discreto è indispensabile per avviare un dialogo coi gruppi armati e infine può avvalersi della tradizione di tolleranza e di pace di Ginevra.

La fondazione è finanziata da 14 paesi, tra cui la Svizzera, e da diverse altre organizzazioni, come il CICR, e dispone di un budget annuale di 17 milioni di franchi.

swissinfo.ch e agenzie


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