Fessenheim preoccupa la Svizzera. E il Bugey?
Un controllo indipendente e scientifico: è la garanzia data alla ministra svizzera Doris Leuthard dalla collega francese Nathalie Kosciusko-Morizet, circa la centrale atomica di Fessenheim, di cui il Giura e Basilea reclamano la chiusura.
I risultati della perizia saranno comunicati alla Confederazione probabilmente prima della fine di quest’anno, ha pure assicurato a Doris Leuthard la ministra francese dell’ecologia, nell’incontro, lunedì a Parigi, cui ha partecipato anche il ministro francese dell’energia Eric Besson.
“Finché non disporremo di pareri di esperti indipendenti, non ha senso chiedere la chiusura dell’impianto” nucleare alsaziano, situato a 35 chilometri da Basilea, ha commentato la direttrice del Dipartimento federale dell’ambiente e dell’energia (DATEC), riferendosi alle richieste basilesi e giurassiane. Tanto più che la procedura di controllo delle centrali atomiche avviata nei due paesi in seguito al disastro di Fukushima “è abbastanza simile”, ha precisato.
“Da entrambe le parti, il controllo sarà effettuato da esperti, non da autorità politiche. Se lo riterranno necessario i periti potranno proporre sanzioni”, ha rilevato la Leuthard. Il bilancio degli esperti sarà esaminato dalla Commissione franco-svizzera di sicurezza nucleare e di radioprotezione in una riunione straordinaria verso la fine dell’anno.
Quali sono i criteri?
Ma i due paesi condividono veramente gli stessi criteri in materia di sicurezza nucleare? “La visita di una centrale è raramente un’operazione a porte aperte. Attualmente non esiste alcuno standard internazionale unificato”, osserva Jean-Christophe Füeg, responsabile per le questioni energetiche internazionali presso il DATEC. Ci si deve dunque limitare a credere alla parola del presidente francese Nicolas Sarkozy, il quale ha promesso che le centrali che non supereranno i test di resistenza saranno chiuse.
Füeg sottolinea il ruolo della Commissione franco-svizzera, che dal 1989 si riunisce ogni anno. Incontro al quale partecipano diversi cantoni. Si tratta di condividere esperienze, ma a volte anche di eseguire ispezioni incrociate. O esercitazioni di emergenza, come quella effettuata nella centrale di Fessenheim nel novembre 2008.
E fatti concreti?
Doris Leuthard torna comunque da Parigi con una notizia piuttosto concreta: il 7 e l’8 giugno, la Francia organizzerà una riunione ministeriale del G20 dedicata alla sicurezza nucleare. La Svizzera, per una volta, sarà ufficialmente invitata. “L’idea è di preparare degli standard internazionali. In proposito ho detto che la Svizzera era disposta a partecipare all’elaborazione di questi criteri”, ha riferito la ministra dell’ambiente e dell’energia.
Un sogno? “Riusciremo forse a creare vere norme uniformate. In materia di nucleare, la sovranità nazionale è assoluta, o quasi”, dice Jean-Christophe Füeg.
L’approccio della Francia, che presiede il G20, è pragmatico, aggiunge Füeg. “Si tratta di progredire in particolare in due settori. Dapprima occorre imporre ai paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA), che si riuniranno alla fine di giugno, l’istituzione di un organismo nazionale indipendente di controllo. Quindi, si deve fare in modo che i nuovi impianti siano di terza generazione EPR (reattore ad acqua pressurizzata). Quest’ultimo requisito non fa l’unanimità. Alcuni sospettano Parigi e la società Areva di voler vendere questa tecnologia molto francese”.
“Fessenheim e Bugey: stessa generazione”
Un’altra centrale atomica francese preoccupa in Svizzera: quella del Bugey. Situata a un centinaio di chilometri dal confine, secondo la sindaca di Ginevra Sandrine Salerno, è un impianto “molto pericoloso”.
Ma Doris Leuthard replica che al Bugey, “la sicurezza nucleare è di un livello diverso” rispetto a Fessenheim. La ministra aggiunge che anche quella centrale sarà monitorata, così come i 58 reattori in Francia.
“A differenza di Fessenheim, la centrale del Bugey non si trova nei pressi di un canale e i rischi sismici sono inferiori, rileva Jean-Christophe Füeg. D’altronde nel parlamento svizzero, otto interventi hanno riguardato Fessenheim e soltanto uno Bugey. “
Una constatazione che non convince René Longet, presidente del Partito socialista ginevrino. Gli impianti di “Fessenheim e Bugey sono della stessa generazione, entrambi risalgono ai primi anni ’70. Si sa benissimo che la durata di una centrale nucleare non è illimitata. La differenza tra i due casi è puramente politica. Basilea ha esercitato pressioni sulla Leuthard, mentre a Ginevra il cantone non si è mosso”.
Da ricordare che sulla questione nucleare, la ministra è sotto pressione in Svizzera. I presidenti di alcuni partiti, tra cui il suo, ossia quello popolare democratico, nonché quello socialista e i Verdi, chiedono un progetto rapido per l’abbandono dell’energia nucleare da parte della Svizzera.
La Francia è la seconda potenza elettronucleare al mondo, alle spalle degli Stati Uniti.
Secondo i dati della società Electricité de France, il parco di produzione francese è composto di 58 reattori (ripartiti su 19 siti), fra 34 reattori di una potenza di 900 MW, 20 di 1300 MW, e 4 di 1450 MW.
La produzione totale raggiunge in media i 410 miliardi di kWh all’anno e fornisce oltre l’87% della produzione di elettricità francese.
La centrale del Bugey è in servizio dal 1972, quella di Fessenheim dal 1978. La prima è dotata di 4 reattori, la seconda di 2. I reattori sono del tipo REP (ad acqua pressurizzata).
In 14 dei 27 paesi membri dell’Unione Europea sono in funzione centrali nucleari. Complessivamente nel territorio dell’UE sono in servizio 143 reattori (una centrale può avere più reattori). Nel mondo i reattori sono 443, di cui cinque in Svizzera.
Stati Uniti: 104
Francia: 58
Giappone: 55
Russia: 32
Corea del Sud: 21
India: 20
Regno Unito: 19
Canada: 18
Germania: 17
Ucraina: 15
Cina: 13
In Cina sono in costruzione altri 27 reattori e 50 sono in fase di pianificazione.
(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi)
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