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Svizzera-Corea del Nord: la fine di un'era?

La Svizzera sostiene la distribuzione di riso alla popolazione nordcoreana.

(Keystone)

La Svizzera intrattiene relazioni diplomatiche con la Corea del Nord da ormai 35 anni e da diversi anni è attiva con progetti di aiuto allo sviluppo. L’impegno umanitario in questo paese comunista – isolato a livello internazionale – rischia però di concludersi alla fine del 2011.

La Svizzera è uno dei paesi occidentali che da più tempo ha relazioni politiche con la Corea del Nord. Nel 1953 – al termine della guerra civile - è stata infatti nominata nella commissione neutrale di sorveglianza dell’armistizio (NNSC) presso la linea di demarcazione tra la Corea del Nord e quella del Sud. In pratica si è trattato del primo impegno all’estero di soldati elvetici, impegnati come osservatori militari al confine tra i due paesi.

Diplomazia e aiuto umanitario

Nel dicembre del 1974 la Svizzera ha riconosciuto ufficialmente la Corea del Nord, dando inizio alle relazioni diplomatiche con Pyongyang. Dal 1997 al 1999, la città di Ginevra ha ospitato le delegazioni dei quattro paesi coinvolti nella guerra di Corea - Corea del Nord, Corea del Sud, Stati Uniti e Cina – alla ricerca di un accordo di pace. Dal 2003 le due Coree hanno ripreso un dialogo politico regolare.

L’impegno umanitario svizzero ha preso il via nel 1995 in seguito alla grande carestia causata da siccità, inondazioni e problemi strutturali. Nel 1997 è stato inaugurato nella capitale un ufficio di coordinamento della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC). L’obiettivo principale di questi aiuti è il miglioramento della sicurezza alimentare per la popolazione rurale, attraverso un’agricoltura più efficiente e sostenibile, e un «sostegno al processo di riforma della politica interna».

Fine 2011, e poi?

Consiglio federale e Parlamento non ritengono però necessario prolungare ulteriormente questo impegno nella Corea del Nord. Due anni fa, il governo ha accettato una mozione del parlamentare democristiano Gerhard Pfister, che chiede l’interruzione del programma di aiuto allo sviluppo in questo paese asiatico.

La Corea del nord è infatti ritenuta una dittatura totalitaria, che ha violato a più riprese i diritti umani. «Il programma nucleare è contrario agli accordi internazionali», scrive Gerhard Pfister. «Malgrado gli sforzi internazionali, la Corea del Nord continua a non voler cooperare, minacciando così di destabilizzare l’intera regione».

La DSC giustifica le sue attività con la necessità di migliorare la sicurezza alimentare attraverso un sostegno diretto al processo di riforma, continua Pfister. Una «timida apertura» del regime è quindi ritenuta un successo. Oggi però la Corea non mostra più segnali di «leggera apertura», al contrario, conclude Pfister.

Isolamento o cooperazione

La questione di fondo è la seguente: è meglio isolare un regime totalitario oppure collaborare? Nel caso della Corea del Nord la scelta di Parlamento e Consiglio federale è chiara: l’aiuto allo sviluppo deve essere interrotto.

Ma non ci sono margini di manovra? Il 21 dicembre 2009 la Svizzera ha celebrato il 35esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due paesi alla presenza del ministro degli esteri nord-coreano.

L’ambasciatore svizzero per la Corea del Nord, Blaise Godet, ha spiegato in un’intervista alla Neue Zuercher Zeitung che la Svizzera ha sempre portato avanti un costante impegno e una politica del dialogo. E questo al fine di contribuire a risolvere i problemi.

Eppure, precisa il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri Erik Reumann, «le attività della DSC dipendono dalla volontà di governo e parlamento. Esiste effettivamente un piano di ristrutturazione che garantisce un ritiro ordinato dei volontari dalla Corea del Nord».

Esperti della politica dello sviluppo e conoscitori della Corea del Nord invitano dal canto loro a continuare la collaborazione. Sono convinti che finora l’isolamento ha portato scarsi risultati se non un ulteriore irrigidimento delle posizioni del presidente Kim Jong Il. L’isolamento e il boicottaggio non hanno colpito il regime, ma unicamente la popolazione più povera.

Blocher: Svizzera e Corea del Nord più vicine

Mentre Consiglio federale e Parlamento pianificano la soppressione dell’aiuto allo sviluppo in Corea del Nord, l’ex ministro e attuale vicepresidente dell’UDC Christoph Blocher, è andato personalmente alla scoperta di questa dittatura comunista e del suo paesaggio.

In un articolo della Weltwoche, questo anticomunista dichiarato racconta come tra Svizzera e Corea del Nord vi sia almeno una similitudine: «Entrambi i paesi vogliono mantenere la propria indipendenza e lottano per un futuro più sicuro».

Nella capitale Pyongyang, l’ex consigliere federale ha trovato delle condizioni di ordine, anche se – ammette – è stato «unicamente in quartieri rappresentativi accessibili agli stranieri». Tuttavia, «le strade sono pulite e i nordcoreani – sempre ben vestiti – vanno in giro a piedi. Il popolo va avanti».

Nel suo racconto, Blocher evidenza anche che la gente non mangia a sufficienza. Stando al programma dell’ONU per l’alimentazione, il 37% circa della popolazione ha problemi a trovare abbastanza cibo di cui sfamarsi. Le razioni sono praticamente nulle.

Alla luce di questi fatti, gli esperti si chiedono dunque se non sia più saggio rivalutare la decisione di interrompere gli aiuti allo sviluppo destinati alla Corea del Nord. La palla passa ora di nuovo al mondo politico.

Jean-Michel Berthoud, swissinfo.ch
(Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter)

Contesto

La Svizzera partecipa fin dal 1953 con un proprio contingente alla commissione per la sorveglianza della frontiera, che vigila sul rispetto del cessate il fuoco tra le due Coree.

Berna non ha però nessuna rappresentanza diplomatica a Pyongyang, ma la sua base è in Cina.

La Direzione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) ha un ufficio nella capitale nordcoreana. L'aiuto svizzero per la Corea del Nord ha raggiunto nel 2009 i 5,77 milioni di franchi.

Nel maggio del 2003 la ministra degli esteri svizzera Micheline Calmy-Rey è stata la prima rappresentante ufficiale di un governo ad attraversare la linea di demarcazione tra le due Coree.

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Impegno bilaterale

Cooperazione bilaterale allo sviluppo (DSC): 2,5 milioni di franchi

Aiuto umanitario (DSC): 3,20 milioni di franchi

Altri aiuti: 0,07 milioni

Impegno 2009 della Confederazione: 5,77 milioni

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La guerra di Corea

La Guerra di Corea ha determinato una delle fasi più acute della Guerra Fredda ed ha visto opporsi da un lato la Repubblica democratica di Corea (Corea del Nord) e la Cina, e dall’altro la Repubblica di Corea (Corea del Sud), assieme alle truppe dell’ONU, in particolare gli Stati Uniti.

Il conflitto è iniziato il 25 giugno 1950 con il tentativo da entrambe le parti di conquistare l’intera penisola coreana. Dopo anni di violenze, i due stati si sono ritrovati sulle posizioni di partenza, con un’industria a pezzi e pesanti perdite tra la popolazione civile.

Il 27 luglio 1953 la firma di un accordo di cessate il fuoco ha sancito la fine della guerra. Un trattato di pace non è però ancora stato sottoscritto.

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