Una sessione nel segno dell’elezione
L'elezione del successore di Micheline Calmy-Rey in governo, le misure contro il franco forte, le strategie di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili e la revisione della legge sul CO2: da lunedì il nuovo parlamento si occupa di questi temi.
In seguito alle recenti elezioni, il Partito liberale radicale e il Partito popolare democratico hanno perso un paio di seggi, così come l’Unione democratica di centro. L’altro grande partito – quello socialista – ha invece guadagnato terreno, al pari di Verdi liberali e borghesi democratici.
Sostanzialmente però, a parte un leggero spostamento a sinistra, gli equilibri in seno al nuovo parlamento svizzero al lavoro da lunedì 5 dicembre non sono mutati rispetto all’ultima sessione pre-elettorale.
Si parla di soldi
Uno dei temi tradizionali della sessione invernale delle Camere federali è la definizione del budget della Confederazione per l’anno seguente. L’argomento in questione – nonostante il peggioramento congiunturale – non dovrebbe suscitare particolari discussioni, dal momento che le commissioni incaricate hanno proposto poche modifiche al preventivo presentato dall’esecutivo.
È comunque possibile che alcune voci di spesa siano oggetto di dibattito, per esempio i 30 milioni di sovvenzioni supplementari per l’economia lattiera oppure la riduzione di 15 milioni dell’importo destinato all’aiuto allo sviluppo.
Il piatto forte
Il momento culminante della sessione invernale è previsto il 14 dicembre, giorno in cui sarà nominato il successore della ministra degli esteri socialista Micheline Calmy-Rey. L’Unione democratica di centro – tuttora il partito più forte della Confederazione – tenterà di recuperare il seggio perso nel 2007, in occasione della mancata rielezione di Christoph Blocher.
Nel mirino dell’UDC c’è il seggio della consigliera federale del Partito borghese democratico Eveline Widmer-Schlumpf, esclusa dall’UDC dopo la turbolenta elezione del dicembre 2007. L’attuale ministra delle finanze non può contare su un partito numericamente forte (il PBD ha solo 9 deputati e un senatore), ma gode di un ampio sostegno da parte degli altri partiti.
Se il parlamento dovesse rieleggere Eveline Widmer-Schlumpf, l’UDC si batterà per strappare una poltrona governativa ad un altro partito. La manovra dell’UDC si fonda tra l’altro sul principio della concordanza aritmetica, in base alla quale i seggi dell’esecutivo andrebbero ripartiti in proporzione ai suffragi raccolti da ogni partito. Con il 26,6% dei voti alle elezioni del 23 ottobre, il partito di destra avrebbe quindi diritto a due seggi governativi, mentre il PBD (5,4%) dovrebbe rinunciare alla sua rappresentante.
Questioni energetiche
Un altro tema importante della sessione riguarda l’energia: dopo la decisione di abbandonare progressivamente quella atomica, spetta ora al parlamento il compito di elaborare una strategia di promozione delle fonti rinnovabili.
Il Consiglio nazionale dovrà quindi occuparsi di vari interventi parlamentari concernenti le condizioni quadro per facilitare la costruzione d’impianti per produrre energia rinnovabile. Concretamente, si discuterà di diritto di ricorso, permessi di edificazione e utilizzo della forza idrica.
Un altro dossier di cui i parlamentari dovranno occuparsi è la revisione della legge sul CO2, sul quale si era già chinato in autunno – senza trovare una soluzione definitiva – il Consiglio degli Stati. In particolare, le due Camere non concordano in merito alle compensazioni per le emissioni delle centrali a gas.
La maggioranza dei senatori vuole che le emissioni delle future centrali a gas siano compensate perlomeno nella misura del 70% in Svizzera; il Consiglio nazionale vorrebbe diminuire tale percentuale al 50%.
Per quanto concerne la tassa sui carburanti, un accordo sembra essere stato trovato: il Consiglio nazionale intende infatti rinunciare a reintrodurre il cosiddetto “centesimo climatico”, per evitare un referendum contro la legge sul CO2.
Franco forte: che fare?
In una sessione straordinaria, le due Camere si occuperanno anche del franco forte e dei relativi problemi causati all’economia: gli interventi parlamentari sul tema sono dozzine.
Tra i possibili correttivi proposti figurano: varie misure per promuovere il commercio nelle regioni di frontiera, la temporanea esenzione dall’IVA per il settore alberghiero, l’assegnazione di mandati pubblici alle aziende che rispettano i contratti collettivi e il divieto di operare nell’investment banking per le grandi banche.
1959 – 2003
La lunga era della “formula magica”: 2 seggi al Partito socialista (PS), 2 al Partito liberale radicale (PLR), 2 al Partito popolare democratico (PPD) e 1 all’Unione democratica di centro (UDC).
2004 – 2007
L’UDC, con Christoph Blocher, strappa un seggio al PPD: 2 seggi PS, 2 PLR, 2 UDC e 1 PPD.
2008
Eveline Widmer-Schlumpf e Samuel Schimd lasciano l’UDC ed entrano nel nuovo Partito borghese democratico (PBD): 2 seggi PS, 2 PLR, 2 PBD e 1 PPD.
2009
In gennaio l’UDC ritorna in governo con Ueli Maurer che subentra a Samuel Schmid: 2 seggi PS, 2 PLR, 1 PPD, 1 UDC e 1 PBD. In settembre, il radicale Didier Burkhalter subentra in governo al collega dimissionario Pascal Couchepin.
2010
Il 22 settembre Simonetta Sommaruga (PS) e Johann Schneider-Ammann (PLR) vengono eletti in governo, quali successori dei ministri dimissionari Moritz Leuenberger (PS) e Hans-Rudolf Merz (PLR).
2011
Il 14 dicembre il Parlamento è chiamato a sostituire la ministra socialista dimissionaria Micheline Calmy-Rey e a rieleggere gli altri 6 ministri per la nuova legislatura: Doris Leuthard (PPD), Ueli Maurer (UDC), Eveline Widmer-Schlumpf (PBD), Simonetta Sommaruga (PS), Didier Burkhalter e Johann Schneider-Ammann (PLR).
Il Partito socialista ha presentato i suoi due candidati per l’elezione del 14 dicembre: si tratta del senatore friburghese Alain Berset e del ministro cantonale vodese Pierre-Yves Maillard.
L’Unione democratica di centro nominerà il 1° dicembre i suoi candidati.
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)
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