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Oggi in Svizzera

Care svizzere e cari svizzeri all'estero,

qui da noi molte persone, quando si sono svegliate questa mattina e hanno guardato fuori dalla finestra, hanno forse pensato di essere ancora immerse in un sogno.

Un cielo rossastro, che ricordava certi paesaggi marziani, incombeva sulle nostre teste creando una strana atmosfera. Il fenomeno era visibile soprattutto nella Svizzera Occidentale ma qualche avvisaglia la si è avuta anche a sud delle Alpi e sull'Altipiano.

Naturalmente i meteorologi hanno subito spiegato che non si trattava d'altro che sabbia del deserto nordafricano in sospensione nell'atmosfera, come spesso succede in questo periodo dell'anno. Per il resto delle altre notizie dalla Confederazione vi invitiamo a proseguire nella lettura. 

manifestazione
© Keystone / Ennio Leanza

Il divieto generalizzato e di lunga durata di tenere eventi pubblici e manifestazioni di protesta contemplato tra le misure adottate da Berna contro la pandemia costituisce una violazione dei diritti fondamentali, secondo quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).


Per questo motivo la Confederazione dovrà pagare 3’000 franchi alla Communauté genevoise d’action syndicale, che aveva ricorso al tribunale europeo per aver dovuto rinunciare ad organizzare una manifestazione per il 1° maggio.

In concreto i giudici di Strasburgo ritengono “sproporzionato” il divieto decretato a partire dal 16 marzo 2020 in Svizzera e le pesanti sanzioni inflitte ai trasgressori. La partecipazione a una manifestazione pacifica, ha precisato la corte, “non deve, in linea di principio, essere oggetto di una minaccia di sanzioni penali” che peraltro, nella fattispecie, sono a suo giudizio di una severità del tutto ingiustificata.

Il divieto di manifestare nel paese è stato successivamente allentato, in funzione dell’evoluzione epidemiologica, dal 30 maggio 2020 e poi revocato dal 22 giugno dello stesso anno.

stazione
Keystone / Michael Buholzer

Per le Ferrovie federali svizzere (Ffs) il 2021 è stato ancora un anno difficile su cui ha continuato a pesare il Covid-19. Il numero dei passeggeri è tornato ad aumentare (885’000, +4,9% in un anno) ma resta inferiore di un terzo (-33,1%) rispetto a periodo prepandemico.


Il bilancio annuo si è chiuso con un buco complessivo di 325 milionidi franchi, passivo che sarebbe stato assai più elevato se non fosse intervenuta la Confederazione con un contributo di 330 milioni.

Per mettere a posto i conti la compagnia di trasporto federale, che ha un indebitamento superiore agli 11 miliardi, procederà a risparmi per 6 miliardi di franchi entro il 2030.

Un risultato ritenuto alla portata di mano, grazie anche al previsto forte aumento della domanda dovuto all’impronta ecologica del treno rispetto agli altri mezzi di trasporto. Secondo le stime la pandemia costerà globalmente intorno ai 3 miliardi di franchi sui bilanci delle Ffs.

banca
© Keystone / Gaetan Bally

Ammontano tra i 150 e i 200 miliardi di franchi i fondi detenuti dagli cittadini russi nelle banche elvetiche, secondo quanto ha fatto sapere oggi l’associazione di categoria (Asb).


Al momento però non sono quantificate le cifre dei conti bloccati in seguito alle sanzioni, cui la Svizzera ha aderito, contro gli oligarchi vicini a Putin: scade infatti a inizio giugno il termine per comunicare a Berna i capitali congelati dagli istituti finanziari.  

Riguardo invece all’esposizione degli istituti finanziari elvetici verso la Russia, il presidente dell’Associazione bancaria svizzera (Abs) Marcel Rohner ha precisato che gli effetti per il settore dovrebbero essere limitati.

Oltre al blocco dei fondi depositati le misure restrittive internazionali impediscono alle banche elvetiche di aprire nuovi conti per importi superiori a 100’000 franchi riconducibili a clienti russi.  

ose
Keystone / Jean-christophe Bott

Preoccupazioni sul conflitto in Ucraina e sull’assenza di banche disponibili a gestire le relazioni finanziarie con la madrepatria sono emerse nella riunione dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (Ose) che si è tenuta sabato scorso in modalità virtuale.


Dagli interventi è emerso che la partnership con una banca digitale, in particolare con la start-up Yapeal – società elvetica attiva nel campo pagamenti – non costituisce una valida opzione per le limitazioni dei servizi offerti.

Riguardo invece alla difficile situazione in Ucraina, dove diversi cittadini e cittadine elvetiche non sono riusciti ad essere rimpatriati, il dirigente del Dipartimento degli Affari esteri Johannes Matyassy ha precisato che Berna progetta aprire presto un ufficio operativo nella capitale moldava Chișinău in sostituzione dell’ambasciata di Kiev che è stata nel frattempo chiusa.

In tema invece di diritti politici il governo federale ha recentemente promesso che “prenderà in esame, in maniera ampia e aperta, i modi per migliorare la consegna dei documenti di voto e la votazione all’estero” prima della fine dell’anno, un ostacolo che impedisce di fatto a numerosi svizzeri e svizzere di esercitare le loro prerogative fondamentali.

  • Il resoconto di swissinfo.ch sulla riunione dell’Ose di sabato scorso.
  • L’inchiesta condotta da swissinfo.ch sulle difficoltà di esercitare il diritto di voto da parte della comunità degli svizzeri e delle svizzere all’estero (in francese).

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Dibattito
Moderato da: Christian Raaflaub

Che ne pensate della proposta dell’invio per posta diplomatica del materiale e delle schede di voto degli svizzeri all’estero?

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