The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera

La pace in Colombia è a rischio

Un gruppo di cittadini durante l'annuncio dei risultati del primo turno delle elezioni presidenziali a Bogotá
Un gruppo di cittadini e cittadine in occasione dell'annuncio dei risultati del primo turno delle elezioni presidenziali a Bogotá, in Colombia, 31 maggio 2026. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved

A quasi dieci anni dall’accordo con le FARC, la pace in Colombia rimane precaria, a fronte di una quotidianità segnata da violenze, impunità e dalla stagnazione delle procedure riparatorie. Attivisti e attiviste segnalano gravi regressioni e chiedono un maggiore sostegno internazionale, capace di andare oltre l’attuale polarizzazione politica in una prospettiva a lungo termine.

Omicidi. Rapimenti. Sparizioni. In Colombia fanno ancora parte della vita quotidiana. Anche a dieci anni dall’accordo di pace con le Forze Armate Rivoluzionarie (FARC), il Paese registra ogni anno centinaia di casiCollegamento esterno.

Nel contesto delle recenti violenze, il Parlamento europeo di Bruxelles ha inviato, prima delle presidenziali in Colombia, una letteraCollegamento esterno ai candidati e alle candidate. Nel testo, l’istituzione europea ha espresso la sua “profonda preoccupazione per il persistere di omicidi e minacce contro leader della società, persone che difendono i diritti umani, rappresentanti delle comunità e firmatari e firmatarie dell’accordo di pace”.

Anche le autorità svizzere sono coinvolte: a Berna, l’attivista colombiana Karin Gabriela Bastidas Díaz ha incontrato Mariana Groba Gomes della Divisione Pace e Diritti umani del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Karin G. Bastidas Díaz
Karin G. Bastidas Díaz è madre di un bambino di sette anni e desidera per lui e per la sua generazione una vita senza paura delle armi. SWI/Patricia Islas

Abbiamo avvertito la Svizzera della fragilità della situazione e del rischio che i progressi compiuti finora nel processo di pace possano subire una battuta d’arresto”, spiega Bastidas in merito al colloquio avuto a Berna con la rappresentante governativa. La donna fa parte dell’alleanza politica Hilando Poderes: Mujeres que Transforman (Tessendo poteri: donne che trasformano), un gruppo di attiviste provenienti da dieci comuni particolarmente colpiti dalle violenze nel dipartimento di Nariño, all’estremità sudoccidentale della Colombia.

“È un conflitto fortemente patriarcale”

Bastidas segue da vicino gli sviluppi dei negoziati di pace tra il Governo colombiano e il gruppo Frente Comuneros del Sur, una fazione separatista dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), il gruppo armato che nel 2024 ha abbandonato le negoziazioni. All’epoca, la Svizzera partecipò in qualità di Paese di accompagnamento ai colloqui con l’ELN.

Nella regione di Nariño, nell Colombia sudoccidentale, la fazione separatista dell’ELN è stata la prima a decidere di deporre le armi per sedersi al tavolo dei negoziati nell’aprile del 2025.

Il suo regolamento esige che il processo includa anche voci femminili: “Noi donne vogliamo la pace, bramiamo la pace. Ma questo conflitto è fortemente segnato dal patriarcato e dal machismo. Non viene data alcuna visibilità agli effetti che ha sulle donne”, afferma Bastidas. Si parla del conflitto, degli sfollamenti e delle morti, ma senza una prospettiva di genere.

Ecco perché a Berna l’attivista ha affrontato il tema della mancanza di spazio per le voci femminili nel processo di pace che riguarda la sua regione. La Svizzera è interessata a questo tema, poiché fa dell’inclusione un elemento centrale del proprio programma di cooperazione 2025-2028Collegamento esterno in Colombia, in linea con le iniziative delle autorità.

L’esclusione delle donne dal processo di pace, che perdura ancora oggi, è anche alla base dell’operato di Paola B. Cuatin. La politologa era presente all’incontro nella capitale elvetica, insieme a Bastidas. Il fatto che le due donne non fossero state incluse nell’agenda dei negoziati a Nariño ha contribuito in modo decisivo alla creazione di un’alleanza tutta al femminile, afferma Cuatin, nota in Colombia per il suo impegno a favore del femminismo pacifista e antimilitarista e responsabile del gruppo Hilando Poderes.

Per lei, il dialogo e l’instaurazione di rapporti tra donne sono fondamentali per promuoverne il coinvolgimento nel processo di pace. Un approccio che è saldamente radicato nella politica estera svizzera e che deve dimostrare la propria validità in Colombia, sostiene la politologa.

La gente piange sulla Panamericana dopo un attacco avvenuto a Cajibío, in Colombia
Persone riunite sul luogo di un attacco avvenuto a Cajibío, in Colombia, il 25 aprile 2026. Quattordici civili sono stati uccisi nell’attacco della guerriglia, compiuto con una bomba artigianale costruita con una bomboletta di gas. Keystone-SDA

Una percezione internazionale distorta

In Colombia persiste il conflitto armato, legato a una grave crisi umanitaria. Dopo lo storico accordo di pace con i guerriglieri delle FARC, siglato dieci anni fa, le fazioni armate del Paese sono andate frammentandosi.

Finché la violenza continuerà a essere redditizia, però, sarà difficile raggiungere una pace sostenibile, dice Andrés Aponte, analista senior presso l’ufficio andino della Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOCCollegamento esterno).

Il problema va ben oltre il traffico di droga: “Al di là della cocaina, ci sono una serie di economie criminali di importanza analoga, se non addirittura superiore”, afferma Aponte. Tra queste figurano, ad esempio, la tratta di oro, di esseri umani e di armi, nonché la deforestazione dell’Amazzonia.

Aponte sottolinea inoltre che l’approccio iniziale al processo di pace, in particolare il concetto della “Pace Totale”, era, a suo avviso, “molto vago”. “Non si è riflettuto su come garantirla a livello politico e giuridico. Mancava un quadro normativo”. Proprio nei rapporti con i gruppi criminali, ciò ha fatto sì che il processo si riducesse spesso a un “prolungarsi dei cessate il fuoco”.

Allo stesso tempo, Aponte sottolinea il ruolo degli attori internazionali: il sostegno di Paesi come Svizzera, Norvegia e Svezia è “decisivo per la definizione di standard minimi, non solo in termini di fiducia, ma anche di regole del gioco”. Per lui non ci sono dubbi: “Questo sostegno deve continuare”.

Nel suo rapporto annuale sulla situazione umanitaria in Colombia, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICRCollegamento esterno) ha segnalato che le conseguenze dei conflitti armati nel Paese hanno raggiunto il livello più grave dell’ultimo decennio.

La situazione contrasta nettamente con la percezione diffusa a livello internazionale secondo cui la Colombia, dopo il 2016, sarebbe entrata in una fase di transizione caratterizzata da pace e sicurezza, afferma Cuatin. Né lei né le sue colleghe si sentono al sicuro: “In Colombia, difendere i diritti umani è una scelta per cui si rischia la vita. Prendere questa decisione significa assumersi un rischio consapevole”.

“Non ci abbandonate”

Per le due attiviste è quindi fondamentale che la Svizzera continui a sostenere le iniziative di pace. “La situazione in Colombia rimane difficile, e non è il momento che la comunità internazionale ci abbandoni. La Svizzera può continuare a svolgere un ruolo importante, affiancando i tavoli dei negoziati nel processo di pace”, afferma Cuatin. L’aiuto svizzero è stato decisivo per consolidare le iniziative della società civile in Colombia, ad esempio attraverso il sostegno finanziario all’organizzazione Donne di pace nel mondoCollegamento esterno, che ha fatto arrivare le due attiviste a Berna.

Paola B. Cuatin
Paola B. Cuatin è convinta che le donne possano contribuire all’attuazione concreta dei processi di pace necessari. SWI/Patricia Islas

Questo però non è l’unico riconoscimento dell’impegno elvetico. Di recente, anche il Governo colombiano a Bogotá ha ringraziato la Svizzera, così come altri Paesi quali Germania, Norvegia e Paesi Bassi, per il loro costante impegno a favore della costruzione della pace nel Paese.

Le autorità colombiane hanno sottolineatoCollegamento esterno che i contributi dei Paesi partner sono stati determinanti per garantire la presenza della missione di sostegno al processo di pace dell’Organizzazione degli Stati Americani (MAPP/OSA) e per sostenere misure volte alla trasformazione delle comunità, al rafforzamento istituzionale e alla costruzione della fiducia.

Tuttavia, Cuatin avverte che un cambio di Governo potrebbe frenare i progressi fatti finora: “Credo sia risaputo che la destra colombiana non sostiene la politica della pace per negoziazione. Al contrario, preferirebbe una soluzione militare. Vorrebbe porre fine alla guerra con un’altra guerra”. Tuttavia, la storia della Colombia dimostra che questo non è possibile.

Eppure, è chiaro anche a lei che la sinistra uscente ha fallito con la sua strategia della “Pace Totale”. Oggi, secondo la sua analisi, “il conflitto si è frammentato, i gruppi criminali si sono rafforzati e la violenza è diventata un business, insieme al narcotraffico, alle estrazioni minerarie illegali e all’estorsione”.

Allo stesso tempo, ci tiene a sottolineare che un conflitto come quello colombiano non può essere risolto in quattro anni, ma richiede un progetto a lungo termine che vada oltre l’avvicendarsi dei vari Governi.

A cura di Leutenegger/gm

Traduzione di Camilla Pieretti

Altri sviluppi
La nostra newsletter sulla politica estera

Altri sviluppi

Affari esteri

La nostra newsletter sulla politica estera

La Svizzera in un mondo in rapido movimento. Accompagnateci per osservare gli ultimi sviluppi della politica estera, grazie alla nostra newsletter.

Di più La nostra newsletter sulla politica estera

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR