Rappaz non sarà alimentato con la forza
L'ospedale universitario di Ginevra ha comunicato giovedì la decisione di non alimentare con la forza il canapaio vallesano Bernard Rappaz.
Secondo la direzione del nosocomio, questo atto rappresenterebbe «una violazione grave dell’integrità della persona e sarebbe contrario ai diritti umani». L’ospedale ha inoltre ribadito che la politica sanitaria praticata dall’ente è basata sul principio dell’equivalenza delle cure per tutti i pazienti, «conformemente al diritto internazionale, federale e cantonale».
Mercoledì, la consigliera di Stato vallesana Esther Waeber-Kalbermatten aveva chiesto alla struttura ginevrina di fare tutto il possibile per salvaguardare la salute di Rappaz, se necessario ricorrendo all’alimentazione forzata.
La responsabile del dipartimento vallesano della sicurezza ha peraltro rifiutato la domanda d’interruzione della pena sollecitata dal canapaio, in sciopero ininterrotto della fame da 70 giorni. Secondo il suo legale, Rappaz ha iniziato a perdere la vista e non riesce più ad alzarsi dal letto.
Ecologista, agricoltore e attivista per la depenalizzazione della cannabis, Bernard Rappaz è stato condannato in via definitiva a cinque anni e otto mesi per violazione grave della legge federale sugli stupefacenti e per amministrazione infedele aggravata. È stato riconosciuto colpevole di aver prodotto a venduto sull’arco di quattro anni 3,75 tonnellate di canapa e suoi derivati.
swissinfo.ch e agenzie
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