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CANNES - Il bianco della sedia vuota in cui si sarebbe dovuto sedere il giurato Jafar Panahi, il regista iraniano arrestato dal regime di Teheran il 2 marzo scorso, è il segno caratterizzante la 63/ma edizione del festival di Cannes che mai come quest'anno sembra aver imboccato la strada della politica, della denuncia e dello stare nelle cose del mondo, oltre a quelle della fantasia infinita del cinema.
Così mentre sulla Montée des Marches stasera star e starlette facevano a gara per ricevere applausi e fare mossette ad uso dei fotografi, nella sala grande del Grand Theatre Lumiere l'atmosfera, pur nel glamour di Cannes, si arricchiva di temi forti come libertà e democrazia. Su questo doppio binario, glamour e impegno forte, Kristine Scott Thomas ha potuto dichiarare aperto il festival, inaugurato dal kolossal di Ridley Scott (assente) 'Robin Hood' con Russell Crowe e Cate Blanchett.
La sedia vuota di Panahi, per la cui scarcerazione si è mosso di nuovo e ufficialmente oggi il governo francese, ha fatto effetto. "Noi siamo per la libertà espressiva, siamo per la libertà di vivere liberi e senza censure", ha detto oggi il presidente della giuria Tim Burton, omaggiato durante la cerimonia di stasera di un montaggio dei suoi fantastici film, da Edward mani di forbice all'ultimo Alice in wonderland passando per Batman, Ed Wood, Mars Attack!;, La Fabbrica di cioccolato, La sposa cadevere, Sweeney Todd, tutte opere in cui quella libertà d'espressione regna da sempre incontrastata.
Panahi ma non solo: i cineasti del festival, a partire da Jean Luc Godard, Bertrand Tavernier, Agnes Varda, hanno anche sottoscritto una petizione per aiutare Roman Polanski, agli arresti domiciliari nel suo chalet in Svizzera, ritenendo l'autore del Pianista "un grande assente del festival di Cannes". Petizione che non ha visto la firma, per motivi di opportunità diplomatica, del ministro della cultura Frederic Mitterrand, vicino alla causa, ma preoccupato ufficialmente per la salute del regista.
Tre assenti, ma sono almeno quattro includendo anche il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, che ha oggi rivendicato la scelta di non rappresentare l'Italia ritenendo il film di Sabina Guzzanti sul malaffare della ricostruzione post sisma abruzzese un dileggio alla nazione, o più precisamente al governo e al premier Silvio Berlusconi. Il no di Bondi ha provocato quasi un incidente diplomatico, così come hanno fatto scalpore le frasi sull'Italia alla deriva autoritaria che illustravano sul catalogo ufficiale il film della Guzzanti.
Durante la cerimonia di stasera un montaggio dei film in concorso al festival ha fatto vedere anche il primo trailer del lavoro di Ken Loach sui contractors in Iraq, e ci sarà da discutere pure su quello, così come è preceduto in Francia dalle polemiche il film di Rachid Bouchareb Hors la loi sulla mai rimarginate ferite francesi sull'Algeria. Un concorso cinefilo ma anche ad alto tasso politico, come da qualche anno il direttore Thierry Fremaux ama costruirlo.
Quanto al glamour non è mancato neppure questo: dopo la proiezione di Robin Hood (anche lì volendo francesi cattivissimi usurpano il suolo inglese) la cena ufficiale di apertura nei saloni dell'Hotel Majestic e poi festa sulla spiaggia dello stesso hotel. Contenti gli stilisti che hanno vestito i divi (Armani, al solito, ha fatto il pienone con la madrina Scott Thomas in look anni '40, Russell Crowe, Benicio Del Toro tra gli altri, ma anche Emilio Pucci che ha vestito anche Eva Riccobono, Eva Longoria e Marjane Satrapi, mentre Gucci ha debuttato con il primo abito couture della collezione disegnata da Frida Giannini, vestendo con un sensuale monospalla bordeaux Salma Hayek). Cate Blanchett per la serata ha indossato un abito nero e grigio elegantemente austero, la bellezza indiana Aishwarya Rai ha ancheggiato in abito color polvere, il messicano Gael Garcia Bernal ha sorriso da par suo. La nuova copertura trasparente per proteggere il red carpet non e' servita perché il tempo alla fine ha retto alle previsioni più funeste.

SDA-ATS