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TRIPOLI - "Intervieni e permettimi di tornare in Svizzera". Così Max Goeldi, lo svizzero agli arresti in Libia con l'accusa di violazione delle leggi sull'immigrazione, ha chiesto a Seif Al-Islam al Gheddafi, figlio del leader libico e Presidente della Fondazione Caritatevole Gheddafi, di intervenire per liberarlo.
Il cittadino elvetico, portato nel carcere di Al Jdaida lo scorso 22 febbraio, dove sta scontando una pena di 4 mesi, ha fatto appello a Seif Al Islam attraverso una lettera pubblicata ieri sera sulla testata online "Oea" - vicina a Seif Al Islam - che fa capo al gruppo editoriale Al Ghad.
Nella lettera, Max Goeldi chiede a Seif Al Islam "di intervenire immediatamente", di considerarlo come un "prigioniero di opinione" e di "permettergli di tornare in Svizzera". Max Goledi era stato condannato il 30 novembre 2009 a una pena di 16 mesi e al pagamento di una multa per aver violato la normativa sull'immigrazione in Libia. L'11 febbraio 2010 - nel pieno del contenzioso Libia-Svizzera che aveva portato anche al blocco dei visti per tutta l'area Schengen - la sua condanna è stata confermata in appello, ma la sua pena è stata ridotta a quattro mesi.
Max Goeldi è trattenuto in Libia dall'estate 2008, quando con l'altro connazionale Rachid Hamdani (al quale è stato permesso il mese scorso di lasciare il paese) è stato fermato in seguito all'arresto, a Ginevra, di Hannibal Gheddafi e sua moglie, accusati di aver maltrattato i propri domestici.

SDA-ATS