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ROMA - "In passato, forse anche per un malinteso senso di difesa del buon nome dell'istituzione, alcuni vescovi, nella prassi, sono stati troppo indulgenti verso i fenomeni di pedofilia". Monsignor Charles J. Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della fede, in un'intervista ad "Avvenire", interviene sui casi di pedofilia che hanno investito la Chiesa.
Dal 2001, anno in cui i "delicta graviora" sono diventati competenza della Congregazione, secondo Scicluna, "il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi - afferma - e grande coraggio nel gestire alcuni casi molto difficili e spinosi. Quindi accusare l'attuale Pontefice di occultamento è falso e calunnioso".
Secondo i dati della Congregazione, negli ultimi nove anni, vale a dire dal 2001, sono stati valutati tremila casi di sacerdoti diocesiani e religiosi, di cui "il 60% si tratta di episodi di efebofilia, il 30% di rapporti eterosessuali e il 10% di atti di vera e propria pedofilia".
I casi di preti accusati di pedofilia, quindi, sono 300 in 9 anni. Di questi, secondo mons. Scicluna "in un 10% dei casi, quelli particolarmente gravi e con prove schiaccianti, il Santo Padre si è assunto la dolorosa responsabilità di autorizzare un decreto di dimissione dallo stato clericale", in un altro 10%, gli stessi chierici hanno chiesto la dispensa dagli obblighi derivati dal sacerdozio, "che è stata prontamente accettata".
La maggior parte dei casi si è verificata negli Stati Uniti, che negli anni 2003-2004 rappresentavano l'80% del totale.
In Italia, "finora il fenomeno non sembra abbia dimensioni drammatiche - aggiunge il promotore di giustizia - anche se ciò che mi preoccupa è una certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola".

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SDA-ATS