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Crisi: Irlanda; pressing Ue su aiuti, anche Fmi pronto

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 novembre 2010 - 20:03
(Keystone-ATS)

ROMA - L'Unione europea va in pressing sull'Irlanda affinchè il Paese, attraversato da una vera e propria emergenza finanziaria, accetti gli aiuti comunitari ed eviti di scatenare, dopo il caso Grecia, una nuova bufera sull'Europa. Dublino ha così avviato trattative "preliminari" con i rappresentanti europei per l'attivazione del fondo di sostegno creato dall'Unione europea e dal Fmi, che nel caso specifico, dovrebbe attivare una linea di credito compresa tra i 60 e gli 80 miliardi di euro.
I colloqui sono andati avanti tutta la notte e hanno visto schierata anche la Bce che, in una conference call avvenuta intorno alla mezzanotte, avrebbe spinto l'Irlanda a cercare aiuto all'estero entro pochi giorni. Così, nonostante le dichiarazioni ufficiali del ministro delle Finanze, Brian Lenihan, che fino a ieri ha definito ipotesi del genere come "senza senso", una richiesta di assistenza da parte di Dublino è, secondo funzionari della Banca centrale, ormai probabile.
Con ogni probabilità, il problema irlandese approderà quindi con prepotenza alla prossima riunione dei ministri finanziari dell'Eurogruppo, in programma martedì, mentre anche il Fondo monetario internazionale si dice pronto a fare la sua parte, se e quando Dublino lo riterrà necessario. "Tutti sanno - ha spiegato il direttore generale del Fondo Dominique Strauss-Kahn - che la situazione dell'Irlanda è difficile. Finora non ho ricevuto alcun tipo di richiesta e penso - ha precisato - che possano gestire bene la situazione". Se però a un certo punto, "domani, fra due mesi o due anni, gli irlandesi volessero il supporto del Fmi, saremmo pronti", ha assicurato.
Il pericolo che Ue e Fmi vogliono evitare è che l'Irlanda crei un effetto domino nel resto dell'Europa, coinvolgendo altri Paesi a rischio, Portogallo e Spagna in primis. Proprio da Lisbona è infatti arrivato l'allarme lanciato dal ministro degli Esteri, Luis Amado, su una possibile uscita del Paese dall'euro.
Se il Portogallo non riuscirà a creare un'ampia coalizione di governo per far fronte alla crisi finanziaria, ha spiegato, potrebbe venire costretto ad abbandonare l'euro. Il Paese è in una "situazione estrema" e senza un compromesso tra governo e opposizione "i mercati potrebbero inevitabilmente costringerci a prendere in considerazione l'uscita dalla moneta unica".

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