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Dramma miniera, un anno dopo incubi e invidie per i 33

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 agosto 2011 - 08:14
(Keystone-ATS)

Ad un anno dal dramma della miniera di Copiapò, che dal 5 agosto scorso vide i media mondiali scatenati nel seguire il laborioso salvataggio dei 33 minatori sepolti 700 metri sottoterra, oggi si riparla di loro. E si scopre che, al di là dell'intento comune di vincere la causa contro lo Stato per la presunta negligenza dei responsabili dei controlli all'origine del crollo (hanno chiesto oltre mezzo milione di dollari ciascuno come indennizzo), ognuno ha preso strade diverse. Quindici non lavorano; quattordici sognano la pensione; sette, ancora preda degli incubi, vanno dallo psicologo; uno studia e solo quattro sono tornati in miniera.

Diversi comunque, con i proventi della popolarità mediatica che li ha portati spesso in giro per il mondo, si dedicano a qualche attività in poprio: soprattutto piccolo commercio di frutta e verdura. Come Yonny Barrios, diventato famoso perchè, mentre era sottoterra, fuori lo aspettavano la moglie e l'amante: ha finito per scegliere quest'ultima con la quale, sempre a Copiapò, ha aperto una friggitoria.

Un pò più di attenzione rispetto agli altri riscuote il gruppetto che ancora non è riuscito ad abbandonare le cure psichiatriche. In particolare Josè Ojeda, autore del laconico ma speranzoso messaggio che, un anno fa, in un lampo, fece il giro del mondo "Stiamo bene nel nostro rifugio. I 33".

A tutt'oggi è l'unico a cui Rodrigo Gillibrand, lo psichiatra dell'Ospedale del lavoratore di Santiago (Hts) che li ha in cura, proibisce di parlare con i media. "Mio zio continua ad avere gli incubi", assicura all'Ansa la nipote Paola.

Come se ciò non bastasse, comunque, non solo lui ma anche gli altri 32 non sfuggono al cinismo della gente, stanca o invidiosa della loro popolarità. "Molti - sostiene Gillibrand - li ritengono dei 'patudos' (svergognati) perchè continuano a lamentarsi, pur se hanno salvato la vita e poi sono andati in giro per il mondo, portando a casa un sacco di regali". "La società - afferma lo psichiatra - li misura con un'asticella molto alta. Forse troppo alta per loro".

Insomma 'sic transit gloria' anche per i 33 minatori cileni.

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