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Lungi dal temere un contagio dell'ondata di proteste nei Paesi arabi che possa dare nuovo vigore alla sua opposizione interna, l'Iran ha salutato la rivolta in Egitto come una replica della sua stessa rivoluzione, di cui comincia oggi a festeggiare il 32/o anniversario. Una rivoluzione in senso anti-americano e anti-israeliano.

"Siamo sicuri - ha affermato il ministro degli Esteri di Teheran, Ali Akbar Salehi - che il popolo egiziano svolgerà il suo ruolo nella formazione di un Medio Oriente islamico per tutti coloro che vogliono la libertà, la giustizia e l'indipendenza".

"Il tempo del controllo dell'arroganza globale sulla regione è finito", ha aggiunto Salehi, riferendosi agli Stati Uniti e alle altre potenze occidentali. I cambiamenti in corso nei Paesi arabi finora vicini all'Occidente porteranno a un miglioramento dei rapporti con l'Iran e a "un Medio Oriente islamico e potente capace di opporsi a Israele", ha aggiunto il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehman-Parast.

Parole suscettibili di confermare nelle sue preoccupazioni il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che iera ha detto di temere che in Egitto possa emergere un regime islamico radicale come in Iran.

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SDA-ATS