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SYDNEY - L'alpinista australiano Duncan Chessel, impegnato ora nella scalata finale al monte Everest, promette di sciogliere il più durevole mistero dell'alpinismo mondiale: chi fu davvero il primo a raggiungere il Tetto del mondo?
Il neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa Tensing Norgay sono stati riconosciuti come i primi a toccare la cima di 8848 metri il 29 marzo 1953 ma due inglesi, George Mallory e Andrew Irvine, potrebbero averla raggiunta quasi 30 anni prima, nel giugno 1928. I due, che furono visti l'ultima volta a poche centinaia di metri dalla cima, morirono sulla montagna. Il corpo di Mallory fu recuperato nel 1999, ma non l'attrezzatura fotografica che aveva con sé, mentre il corpo di Irvine non fu mai trovato.
Chessel, 40 anni, che ha già scalato le più alte cime in ciascuno dei sette continenti del mondo e sta per diventare il primo australiano a scalare l'Everest per la terza volta, ha iniziato martedì l'ascesa finale e conta di raggiungere la meta domenica o lunedì. In un messaggio dal campo base all'agenzia di stampa australiana AAP, ha scritto che le condizioni sono le migliori da decenni per ritrovare i resti di Irvine, e forse prove fotografiche che i due erano arrivati in cima.
L'alpinista di Adelaide pensa di aver identificato il luogo probabile, sul versante North Col, dove il corpo dovrebbe giacere. "Ho studiato la questione molto a fondo e ora ho molta familiarità con l'Everest. Credo che avremo buone possibilità di trovare qualcosa", sostiene Chessell.
"Ero sul North Col la settimana scorsa, il vento era di 150 km/ora e stava strappando via dalla montagna la neve che sarà stata lì da molti anni. Ora vi è della roccia nuda che era rimasta coperta per decenni, nelle aree dove è più probabile che sia rimasto il corpo di Irvine. Ho intenzione di cercare in quelle aree sulla via della cima, e di cogliere questa rara opportunità di trovare lui, e forse anche le macchine fotografiche mancanti", aggiunge.

SDA-ATS