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KATHMANDU - Durante una spedizione per liberare la regione della vetta dell'Everest da rifiuti e detriti, degli sherpa hanno trovato il corpo dell'alpinista Gianni Goltz. Il valmaggese era deceduto per sfinimento durante la discesa dal "tetto del mondo" durante una spedizione senza ossigeno nel 2008, in cui accompagnava una squadra della televisione svizzero tedesca (SF) per girare un documentario.
La notizia del ritrovamento, avvenuto ieri, è stata pubblicata oggi dall'organizzatore della spedizione di pulizia Chakra Karki nel suo blog, indica l'ufficio germanofono dell'agenzia di stampa francese Afp.
Karki, in compagnia di una ventina di sherpa - un'etnia nepalese che vive in alta quota nella regione del Monte Everest (8848 m) tra cui si contano numerosi portatori - ha intrapreso la campagna di pulizia alla fine di aprile. L'obiettivo principale era di raccogliere i rifiuti abbandonati dalle numerose spedizioni all'attacco della vetta nella cosiddetta zona della morte, ossia al di sopra degli 8000 metri. A queste quote la concentrazione dell'ossigeno nell'aria corrisponde solo a un terzo di quella a livello del mare.
Goltz, guida alpina, 45 anni al momento del decesso, aveva perso la vita a circa 8500 metri di quota. Il ticinese aveva all'attivo sei spedizioni sopra gli ottomila (Gasherbrum II, Manaslu, Cho Oyu, Shisha Pagma, Broad Peak e Dhaulagiri). Goltz era partito verso la vetta con una spedizione in cui SF stava girando il documentario "Sherpas - die wahren Helden am Everest" (Gli sherpa - gli autentici eroi dell'Everest).

SDA-ATS