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Il Partito democratico del Giappone (DpJ), al potere da agosto 2009, perde pezzi e lascia il governo del premier Yoshihiko Noda con una maggioranza risicata nella potente Camera bassa, possibile solo grazie a un pugno di voti: 249 sui 480 totali dell'aula, senza contare i 4-5 degli alleati.

Ichiro Ozawa, un ex leader del DpJ e la mente del successo elettorale di 3 anni fa, ha ufficializzato il dissidio non più sanabile con il premier sulla legge per rialzare l'Iva dall'attuale 5% all'8% di aprile 2014 e al 10% di ottobre 2015, allo scopo - nei piani di Noda - di avere risorse per riordinare la spesa su welfare e sicurezza sociale.

Ozawa ha sostenuto che l'aumento delle tasse violava la promessa del Manifesto elettorale, alla base del successo dei Democratici, promettendo di frenare la burocrazia e di tagliare le spese inutili prima di agire sulla leva fiscale per risanare i conti pubblici.

Noda, ex ministro delle finanze, ha insistito sull'importanza vitale di risanare le finanze pubbliche e trovare il modo di finanziare l'aumento esponenziale dei costi sociali a causa del rapido invecchiamento della popolazione.

Nel complesso, 52 parlamentari, di cui 40 deputati e 12 senatori, hanno presentato le dimissioni al primo ministro, che è presidente del DpJ, con l'obiettivo di dare vita a una nuova formazione politica che, nel caso del navigato Ozawa, 70 anni, sarà la quarta della sua lunga carriera.

Restano ancora da chiarire i provvedimenti che verranno presi dal vertice dei Democratici contro i dissidenti che il 26 giugno hanno votato contro o hanno boicottato il via libera alla riforma sull'Iva, giunto comunque con il sostegno dei partiti principali di opposizione (Liberaldemocratici e New Komeito): 57 deputati DpJ hanno votato contro, mentre altri 15 si sono astenuti o sono risultati assenti.

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SDA-ATS