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A 11 giorni dal sisma/tsunami che ha devastato il Giappone del nordest, prosegue la lotta per la messa in sicurezza dei 6 reattori della centrale di Fukushima 1, collegati oggi tutti all'alimentazione esterna, mentre due scosse di magnitudo 6.3 e 6.2, registrate nel pomeriggio, hanno interessato sempre le stesse aree.

Vapore radioattivo (non è chiaro in che misura) è fuoriuscito dai reattori 2 e 3, ma il portavoce del governo Yukio Edano ha detto che, malgrado l'allarme cibo di ieri, non sarà estesa la "zona di esclusione" intorno all'impianto centrale.

I livelli di allerta sono notevolmente aumentati visto che "materiale radioattivo" è stato rilevato nell'acqua di mare della zona. Le concentrazioni di iodio 131 e di cesio 134 viste nell'acqua marina presso l'impianto, erano ieri sera 126,7 volte e 24,8 volte, rispettivamente, più elevate dei livelli massimi di legge. Tracce di cobalto 58 sono state rilevate anche in un campione prelevato nei pressi dell'impianto. Il ministero della Scienza e Tecnologia ha precisato che provvederà a esaminare l'acqua nel raggio di 10 e 30 km dalla centrale, ma è verosimile che a breve siano emesse limitazioni alla pesca.

La Tepco, che gestisce la struttura e che oggi si è fatta carico ancora una volta di ogni responsabilità, ha parlato di "progressi nelle operazioni" nel giorno in cui è in arrivo dalla Cina un'autopompa con braccio articolato alto 62 metri.

Il ministro dell'Industria, Banri Kaieda, ha parlato oggi di una situazione ancora 'difficile', scusandosi dopo essere stato accusato dalla stampa di aver minacciato punizioni contro i pompieri che esitavano a intervenire a Fukushima, dove i livelli di radioattivi sono pericolosamente alti. "Se le mie parole hanno offeso i pompieri, allora mi voglio scusare", ha detto Kaieda che si è rifiutato di confermare di aver profferito le minacce attribuitegli dalla stampa. Il numero ufficiale dei morti sono 9.079, mentre i dispersi sono poco più di 12.645.

La Borsa di Tokyo ha tirato il fiato e ha visto il Nikkei salire del 4,36%, con lo yen in calo contro dollaro ed euro con la rete di protezione messa in campo nel weekend dai Paesi del G7 per 'raffreddare' la valuta nipponica. Toyota e Honda, infine, hanno rinviato la riapertura delle fabbriche per la scarsità di pezzi di ricambio, mentre Sony ha dovuto chiudere per la stessa ragione ben 5 impianti.

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SDA-ATS