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ATENE - I dipendenti pubblici sono entrati oggi in sciopero in Grecia, per la quarta volta quest'anno, contro il piano di austerity che il loro sindacato, Adedy, denuncia come lo strumento del "più grande assalto ai nostri diritti dalla caduta della giunta" dei colonnelli.
La protesta di 24 ore, che si aggiunge a quella di 48 ore iniziata ieri dei lavoratori affiliati al sindacato comunista Pame, che hanno paralizzato il porto del Pireo, avviene mentre sono iniziati ieri ad Atene i negoziati fra il governo di Giorgio Papandreou e funzionari Ue-Fmi sulle condizioni per l'erogazione di aiuti per 45 miliardi di euro.
La protesta ferma ospedali, scuole, e uffici pubblici, ma non paralizza il settore chiave dei trasporti. Non sono infatti coinvolti i servizi urbani e interurbani, i cui dipendenti non sono affiliati ad Adedy, e neppure i controllori di volo che hanno posticipato la protesta per non farla pesare sulle già esistenti difficoltà del traffico aereo colpito dalle ceneri vulcaniche islandesi.
L'altro grande sindacato, quello del settore pubblico Gsee non ha aderito allo sciopero, provocando dure accuse da parte del partito comunista (Kke), ma minaccia di dichiararne uno se i prossimi colloqui con il governo non produrranno risultati.
Secondo i sindacati le misure di rigore dei conti, sotto la pressione dell'Europa e dei mercati, non aiuteranno la Grecia a superare la crisi e infliggono un durissimo colpo ai settori più deboli della popolazione, a cominciare dai pensionati. Contro il piano di austerity si è espressa tutta l'estrema sinistra, mentre il centrodestra (ND) critica soprattutto il ricorso all'FMI.

SDA-ATS