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Grecia: via a nuovi tagli e privatizzazioni

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 maggio 2011 - 20:00
(Keystone-ATS)

Via libera a nuovi tagli per coprire il buco da 6,5 miliardi nei conti 2011 e privatizzazione immediata di alcune delle più importanti aziende a partecipazione statale: dal gigante delle telecomunicazioni Ote (leader del settore in tutti i Balcani) alle Poste, dal porto ateniese del Pireo a quello di Salonicco. Queste le mosse di Atene per non vedersi sfuggire gli aiuti presenti e futuri da parte di Ue ed Fmi.

Si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo. Il premier greco, George Papandreou, sa che non si può sbagliare: "per la Grecia significherebbe il fallimento", ha ammesso in un'intervista. Parole non diverse da quelle utilizzate dal commissario europeo agli affari economici e monetari, Olli Rehn: "abbiamo contenuto il rischio di tracollo finanziario, ma non lo abbiamo ancora superato", ha detto parlando non solo di Grecia, ma anche di Irlanda e Portogallo.

È chiaro che al momento la situazione più delicata è proprio quella di Atene, che ha assoluto bisogno di soldi per fronteggiare le scadenze più ravvicinate sul fronte dei titoli e incapace di tornare ad autofinanziarsi sui mercati nel 2012. Il pressing di Ue ed Fmi per "azioni urgenti" volte a rafforzare l'attuazione del piano da 110 miliardi varato un anno fa si è fatto sempre più insistente negli ultimi giorni. Fino al ritiro momentaneo della missione ateniese della troika (Commissione Ue, Bce ed Fmi), dalle cui sorti dipende lo sblocco della quinta trance del prestito da 110 miliardi e la possibilità di mettere in campo nuovi aiuti (si parla di almeno 60 miliardi).

Il sì alle nuove misure taglia-deficit (che dovrebbero assicurare un calo del disavanzo al 7,5% nel 2011) e l'accelerazione impressa sul fronte delle privatizzazioni dovrebbe a questo punto essere sufficiente per la ripresa dei negoziati. In particolare, quello della vendita delle partecipazioni statali è il punto più difficile del programma greco, viste le resistenze di una parte dello stesso governo contraria alla privatizzazione delle società di carattere strategico nazionale. Tra queste anche la Deh, l'azienda dell'energia elettrica, per ora esclusa dalle decisioni prese oggi. L'obiettivo è quello di fermare l'inarrestabile corsa del debito che viaggia verso il 150%, ricavando dalle privatizzazioni 50 miliardi entro il 2015.

Intanto - scartata per il momento ogni ipotesi di ristrutturazione, hard o soft, del debito greco - prende quota quella dell'allungamento volontario delle scadenze del debito pubblico, solo per gli investitori privati. Un'ipotesi rilanciata oggi dallo stesso Rehn. In pratica, si tratta di convincere le banche e i fondi di investimento che detengono titoli i Stato greci a non disfarsene prima della scadenza e a rimpiazzarli con nuovi bond alla loro scadenza.

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