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BERNA - Dal terremoto del 12 gennaio 2010 ad Haiti, la Catena della Solidarietà ha raccolto circa 66 milioni di franchi. Un terzo della somma è stata finora usata per gli interventi urgenti. A un anno di distanza, la fondazione ha fatto oggi il punto della situazione, rilevando come prestare aiuto nel paese caraibico continui ad essere particolarmente difficile.
"Haiti si trova in una situazione di urgenza permanente. I problemi che incontriamo sono molto maggiori di quelli riscontrati nelle regioni colpite dallo tsunami", ha affermato oggi a Berna in conferenza stampa Walter Rüegg, presidente della Catena. "Inoltre, se già dovevamo fare i conti con parecchie difficoltà, queste sono ulteriormente aumentate con lo scoppio dell'epidemia di colera", ha aggiunto.
L'aiuto avanza a piccoli passi. Le condizioni sono particolarmente difficili e pongono le ong davanti a nuove sfide. "Ciò che in altri paesi funziona, ad Haiti non va, oppure molto lentamente", ha spiegato Alain Geiger, capoprogetto della fondazione. La ricostruzione con prospettive durature richiede tempo, "almeno cinque anni", ha aggiunto Geiger.
Finora le organizzazioni partner della Catena della Solidarietà si sono concentrate sull'aiuto d'urgenza. È stato prestato soccorso a 370'000 persone, delle quali 160'000 colpite da colera. Ad un anno dal sisma si cerca ora di fare in modo che la gente ritrovi una vita il più possibile normale e dignitosa.
La ricostruzione è cominciata da qualche settimana e si svolge soprattutto in zone rurali fortemente colpite dal terremoto, ad ovest della capitale. Con l'aiuto della popolazione, le abitazioni danneggiate vengono riparate o ricostruite. L'obiettivo è di realizzare solo case antisismiche e resistenti ad eventuali uragani, ha da parte sua spiegato Heiner Gloor, esperto nel settore delle costruzioni.
Nella capitale invece la ricostruzione avanza al rallentatore. Secondo Gloor, lo sgombero delle macerie, la definizione della proprietà fondiaria e il piano di ricostruzione - compiti che competono alle autorità - dureranno certamente anni. Per queste ragioni, a Port-au-Prince le ong svizzere si occupano principalmente di formazione, di sanità e di interventi nel settore della socialità. Ripariamo nella misura del possibile le scuole e ci prendiamo cura di chi è rimasto invalido a causa del terremoto", ha concluso Geiger.

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SDA-ATS