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Le strade svizzere continuano a mietere centinaia di vittime: nel 2010 ci sono stati 328 morti e 4508 feriti gravi. Rispetto all'anno precedente si è sì verificato un calo - rispettivamente del 6% e del 4% - ma per l'Ufficio prevenzione infortuni (Upi), che ha pubblicato i dati, si può e si deve fare di più per migliorare la sicurezza.

Nell'anno in rassegna le cifre concernenti i pedoni sono "allarmanti": il numero di morti è aumentato di ben il 27% rispetto al 2009 (a 76). Questo incremento è attribuibile esclusivamente a incidenti verificatisi al di fuori dei passaggi pedonali, precisa l'Upi. È invece stabile a 706 il numero di feriti gravi.

Per diminuire il numero delle vittime tra i pedoni, l'Upi preconizza il cosiddetto "modello 50/30" che suddivide le strade comunali in due categorie: le principali e secondarie importanti con un limite di velocità a 50 km/h e quelle in quartieri residenziali con limite a 30 km/h. Anche l'Associazione traffico e ambiente (ATA) chiede la generalizzazione delle "Zone 30".

Oltre ad aumentare la sicurezza oggettiva sulle strade, questa misura contribuisce ad accrescere il senso di sicurezza degli utenti più lenti, precisa l'Upi. Per discutere del problema, l'Ufficio dedicherà il suo 13esimo forum sulla circolazione stradale al tema "Sicurezza stradale nei paesi e nelle città: abbiamo dimenticato i pedoni?".

Oggi anche il TCS ha affermato che la sicurezza sui passaggi pedonali in Svizzera è insufficiente. Da un'inchiesta internazionale condotta in 18 città europee e pubblicata in novembre emergeva infatti che il passaggio più pericoloso del continente si trova a Lugano, più precisamente all'intersezione tra via San Gottardo e via Genzana. Tenuto conto di ciò, l'associazione ha affermato di voler eseguire esami comparativi in 30 città elvetiche.

La statistica dell'Upi sugli incidenti rivela invece che le altre categorie di utenti della strada hanno fatto segnare un calo di morti e feriti: la flessione più marcata riguarda i ciclisti, il cui numero di morti è sceso a 31 (-43%) e quello di feriti gravi a 842 (-2%). Diminuiscono anche le vittime tra i motociclisti: i morti sono calati del 12% a 69 e quello dei feriti del 5% a 1388.

Tra gli automobilisti nel 2010 si sono contati 130 morti, il 4% in meno rispetto all'anno precedente. Il numero di feriti gravi è da parte sua diminuito del 9% a 1280. L'Upi spiega il calo con "i progressi compiuti nella tecnica dei veicoli (in particolare i sistemi di assistenza alla guida), le migliorie infrastrutturali e la giusta combinazione di misure preventive e repressive da parte della polizia stradale".

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SDA-ATS