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Scontri, gas lacrimogeni che avvelenano l'aria, feriti, barricate, arresti. Teheran è tornata a vivere le giornate drammatiche delle manifestazioni anti-governative del 2009: migliaia di oppositori sono scesi in piazza rispondendo all'appello dei loro leader, che volevano esprimere sostegno alle rivolte in Tunisia ed Egitto. Ma hanno trovato ad attenderli uno schieramento massiccio di forze di sicurezza, che hanno reagito con mano pesante. E, secondo due siti di esuli iraniani, ci sarebbe un morto.

Per ore, nel pomeriggio e fino a dopo il tramonto, gli incidenti hanno investito diverse piazze, lontane anche diversi chilometri tra loro. Da Piazza Imam Hossein a est a Piazza Enghelab a ovest, passando per i dintorni dell'Università, lungo Viale Enghelab. Ma scontri sono stati segnalati anche lungo i viali che portano verso l'immensa Piazza Azadi, ancora più a ovest, che le truppe anti-sommossa e i miliziani islamici Basiji avevano bloccato. Qui i manifestanti, che gridavano slogan anti-governativi come 'Morte al dittatore', e 'Mubarak, Bel Ali, ora è il turno di seyed Ali' (la guida suprema iraniana, Ali Khamenei) hanno rovesciato e dato alle fiamme cassonetti dell'immondizia.

Secondo due siti Internet di esuli iraniani, Persian2English e Hrana, un dimostrante sarebbe stato ucciso da colpi d'arma da fuoco e due sarebbero rimasti feriti, mentre 250 dimostranti sarebbero stati arrestati. Testimoni hanno confermato che alcuni manifestanti sono rimasti feriti e che la polizia ha anche sparato in aria, mentre il sito dell'opposizione Kaleme dà notizia di "centinaia di arresti". Ma non vi è conferma di morti. Manifestazioni sono state segnalate dai siti dell'opposizione anche in altre grandi città iraniane, tra le quali Mashhad, Isfahan e Shiraz. Durante gli scontri nel centro di Teheran sono state interrotte le linee dei telefoni cellulari e i collegamenti Internet sono stati fortemente rallentati.

Ai giornalisti di media stranieri è fatto divieto di coprire direttamente le manifestazioni non autorizzate, e così è stato anche oggi, quando si sono dovuti affidare a racconti di testimoni e a notizie di siti dell'opposizione. I capi dell'opposizione, Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi, avevano chiesto al ministero dell'Interno il permesso di organizzare una manifestazione a sostegno dei movimenti di protesta nei Paesi arabi, 14 mesi dopo la fine dei grandi raduni contro la rielezione alla presidenza di Mahmud Ahmadinejad, che erano stati repressi con un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti. Nonostante il rifiuto dell'autorizzazione, negli ultimi giorni su internet si erano moltiplicati i messaggi di adesione all'iniziativa da gruppi riformisti e dell'opposizione. Tra questi, quello delle 'Madri in lutto' di giovani uccisi nelle manifestazioni di un anno e mezzo fa. Sui muri di Teheran erano comparse scritte che invitavano la popolazione a scendere in piazza, mentre ieri sera dalle terrazze di diversi quartieri si erano alzate le grida di 'Allah Akbar' (Dio è grande), come durante le proteste del 2009.

In mattinata il sito Kaleme aveva diffuso la notizia che anche Mussavi, come giovedì scorso Karrubi, era stato posto in isolamento nella sua abitazione e che le sue linee telefoniche erano state interrotte. Ma nemmeno questo è bastato per impedire ai loro sostenitori, tra cui molte giovani donne, di tornare a manifestare. Il primo segnale della tensione che andava montando si è avuto in mattinata, quando un giovane è salito su una gru sulla centrale Via Beheshti con una banda verde sulla testa e una bandiera verde, mostrando le fotografie di due ragazzi. Secondo alcuni siti, si trattava di due uccisi nelle manifestazioni del 2009. Il ragazzo, che minacciava di gettarsi nel vuoto, è stato convinto a scendere ed è stato arrestato.

Poche ore dopo sono cominciati gli scontri, che si sono protratti a lungo, nel silenzio dell'informazione ufficiale. Proprio oggi era in visita a Teheran il presidente turco Abdullah Gul, che in una conferenza stampa congiunta con Ahmadinejad in mattinata, commentando le rivolte nei Paesi arabi, aveva invitato i governi della regione a "rispettare e dare risposte alle richieste dei loro popoli".

In serata è intervenuta anche Hillary Clinton: la segretaria di stato Usa ha messo in guardia le autorità iraniane contro l'uso della violenza nei confronti dei manifestanti, di cui ha detto di sostenere le rivendicazioni. Clinton ha poi esortato la Repubblica islamica ad "aprire" il proprio sistema politico. I media spagnoli hanno riferito che oggi è stato arrestato il console spagnolo a Teheran, Ignazio Perez Cambra. Non si sa se l'arresto è legato alle proteste di piazza.

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SDA-ATS