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Israele: contro incendio arriva aiuto estero

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 dicembre 2010 - 18:31
(Keystone-ATS)

TEL AVIV - C'è voluto l'incendio più spaventoso della storia d'Israele per aprire uno spiraglio di riavvicinamento con la Turchia. Ma questa è l'unica buona notizia di oggi. Il resto - denunciano i media - è la debacle imbarazzate di un Paese tradizionalmente fiero dei suoi apparati di sicurezza, che da due giorni annaspa in balia delle fiamme divampate ieri sul Carmelo, vicino a Haifa, ed è costretto ora ad affidarsi all'aiuto internazionale per provare a circoscrivere un disastro già segnato da oltre 40 morti.
I primi velivoli anti-incendio sono entrati in azione solo stamattina e sono tutti stranieri. Mentre il vento - e forse la mano di qualche piromane - continua a ostacolare l'opera di spegnimento, che secondo i vigili del fuoco non potrà far progressi decisivi prima di domani.
Il bilancio intanto si aggrava: il numero dei morti accertati è salito a 42, mentre i feriti gravi sono 17, le persone sfollate - alcune a viva forza - sfiorano quota 20.000 e 4000 ettari di bosco sono già in fumo. Dei morti, almeno 36 sono guardie carcerarie, bruciate vive a bordo del bus che s'era ribaltato ieri mentre partecipava alle affannate operazioni d'evacuazione del carcere di Damon.
Alcuni kibbutz risultano semidistrutti, mentre diverse altre località sono state sgomberate in tutto o in parte a scopo precauzionale, incluso un sobborgo periferico di Haifa, la terza città del Paese, e sono state chiuse scuole e strade. Svuotate pure tre prigioni e l'ospedale della cittadina drusa di Tirat Carmel.
Decisivo, a questo punto, appare l'aiuto dei Paesi stranieri, invocato subito dal premier Benyamin Netanyahu. In volo ci sono da oggi Canadair turchi, russi, greci e ciprioti, nonché elicotteri britannici di base a Cipro. Anche la Giordania, la Bulgaria e l'Autorità palestinese hanno risposto all'SOS inviato team di pompieri.
Una corsa alla solidarietà - completata dalle promesse di aiuto del presidente Usa, Barack Obama - che ha spinto Netanyahu a ringraziare personalmente diversi leader: dal premier russo Vladimir Putin, al quale ha riservato una lunga telefonata, a quello turco Recep Tayyip Erdogan, fattosi avanti fra i primi malgrado il gelo degli ultimi mesi con l'ex alleato strategico israeliano.
Netanyahu ha detto d'aver apprezzato in modo particolare il gesto di Erdogan, auspicando che esso "possa aprire la via a una nuova fase nelle relazioni" con Ankara. Quanto al fronte interno, il premier non ha negato la brutta figura. "Da soli non ce la facciamo", ha ammesso durante una seduta di emergenza del governo.

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