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ROMA - L'Aula della Camera ha confermato la fiducia al governo Berlusconi con 342 sì. I no sono stati 275 e tre gli astenuti. A comunicare i risultati è stata la vicepresidente della Camera, Rosy Bindi informando che i presenti erano 620 e i votanti sono stati 617.
La fiducia consegna a Silvio Berlusconi un esito quantomeno controverso: il governo è autorizzato ad andare avanti, ma politicamente è mancata la dimostrazione di autosufficienza dalla componente finiana, cosa che innervosisce gli alleati leghisti.
Ma c'è di più: Gianfranco Fini si è preso da solo la legittimazione politica della "terza gamba", che il premier non gli aveva voluto concedere, con l'annuncio dell'imminente nascita del suo nuovo partito. Evento che potrebbe anche indurlo a breve a rassegnare le dimissioni dalla presidenza della Camera, seguendo l'invito della fondazione Farefuturo, e sgombrando così il campo dal lungo tormentone estivo della incompatibilità dei ruoli.
Un fatto è certo: il caso Montecarlo, che aveva dominato le prime pagine dei giornali e condotto il centrodestra sull'orlo del baratro, alla fine è stato il grande assente del dibattito parlamentare. Pur di guardare avanti e di scongiurare la fine traumatica della legislatura, il Cavaliere ha smorzato i toni facendo violenza alla sua natura di lottatore, quella natura affiorata quando ha negato con tutte le sue forze di aver mercanteggiato i voti con i fuoriusciti dell'Udc e dell'Api.

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SDA-ATS