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In Italia la fragile tregua tra Pdl e Pd sul caso Berlusconi è saltata quasi subito ma oggi la tensione tra i due schieramenti è salita a livelli di guardia.

Dopo aver trovato l'accordo sui tempi di voto in Giunta, tensioni e recriminazioni tornano a galla. Lo scontro tra i partiti si fa di nuovo molto teso, complici anche i sospetti incrociati su quello che, dopo il lavoro della Giunta, potrà essere il voto in Aula, segreto, sulla decadenza di Berlusconi. E, di fronte al rischio che possano spuntare franchi tiratori, i Cinque Stelle sfidano gli altri partiti: modificare subito il regolamento e andare così al voto palese.

Che l'aria fosse di nuovo quella di una profonda tensione appare evidente dalle prime dichiarazioni di Renato Schifani. "Ormai è tutto chiaro. Il Pd vuole le elezioni e lavora per questo. L'accelerazione senza precedenti nei lavori della Giunta e le dichiarazioni contro di lui violente ne sono la conferma", attacca il presidente dei senatori Pdl che torna ad addossare al Pd la responsabilità di una crisi di governo.

Luigi Zanda, suo omologo nel Pd, gli risponde a stretto giro: continuare ad ipotizzarne la caduta del governo in relazione ai lavori della Giunta "danneggia l'Italia". Di dannoso, replica a sua volta il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, "c'è solo l'atteggiamento del Pd, sprezzante di fronte alle ragioni del diritto e accecato dal desiderio di abbattere il nemico. Inutile che Zanda ribalti le carte in tavola".

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SDA-ATS