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Libia: il rais nel sud, oro a mercenari per contrattacco

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 settembre 2011 - 22:21
(Keystone-ATS)

Muammar Gheddafi sarebbe nascosto nel sud della Libia e la resa non pare un'opzione per il colonnello, che spera addirittura in un rovesciamento clamoroso: secondo fonti militari dei ribelli, il delirio del dittatore, che sta scappando da un paese già pronto al futuro senza di lui, è un progetto concreto. Gheddafi lavorerebbe infatti ad una controffensiva, usando anche il suo patrimonio personale, l'oro che ieri veniva dato in viaggio verso il Niger su un convoglio di 200 veicoli, per assoldare mercenari nei paesi nordafricani.

Secondo altre fonti, l'ex rais, pur essendo ancora in Libia, avrebbe lasciato Bani Walid, e punterebbe al Ciad o al Niger. Proprio qui si è recata oggi infatti una delegazione del Consiglio nazionale transitorio per tentare di impedire a Niamey, che sul punto ha mantenuto una posizione ambigua, di concedere asilo al dittatore. Ma il governo locale ha già fatto sapere di "non essere in grado di chiudere i confini". Il paese è troppo grande e l'operazione costerebbe troppo, hanno spiegato oggi i nigerini, dopo aver accolto ieri nella capitale una dozzina di fedelissimi al colonnello "per motivi umanitari", fra cui il capo della brigata addetta alla sua sicurezza personale.

"Gheddafi è ancora in Libia, si nasconde nel Sud, desertico e in gran parte inaccessibile - ha riferito un ufficiale di alto rango dei ribelli, che ha chiesto di restare anonimo, parlando con l'ANSA -. I convogli che avrebbero passato il confine trasportano sicuramente oro e pietre preziose. Con questo tesoro, il rais pensa di poter organizzare un esercito di mercenari, del Ciad come del Mali, per poter lanciare una controffensiva". "Abbiamo sempre detto che è pazzo - è la conclusione -. È noto a tutti che prima della caduta di Tripoli ha comprato oro, diamanti preziosi e obbligazioni".

Anche il Pentagono ha confermato in serata che Muammar Gheddafi non ha ancora lasciato il suo paese. Mentre la Nato ha fatto sapere di non avere informazioni su dove si trovi effettivamente.

Le segnalazioni trapelate dal fronte degli insorti hanno trovato diverse conferme. L'ultimo che dice di aver parlato con Gheddafi, ad esempio, ha riferito che il colonnello non è affatto scoraggiato. "Posso dire che ho parlato con Gheddafi recentemente - ha raccontato il patron della tv satellitare Arrai, Michane al Joubouri, all'agenzia AFP -. È in Libia, è su di morale, si sente forte, non ha paura, e spera di morire combattendo contro gli occupanti".

Il rais inseguirebbe insomma il sogno (o l'incubo, per tanti libici) di una vittoria in extremis, mentre il mondo politico e diplomatico si occupa di lui ormai solo di sponda, mettendo in piedi le tappe del post-Gheddafi.

Nella capitale libica è arrivato oggi Mahmoud Jibril, il numero due del CNT, presidente del Consiglio esecutivo dell'organo di rappresentanza degli insorti, ormai largamente riconosciuto su scala mondiale. È alla sua prima visita a Tripoli, da quando la città è stata conquistata dagli insorti.

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